News & BusinessEconomia & Mercati
L'Ue riforma l'ETS e allenta la riduzione annua delle emissioni di CO2 per le imprese dal 4,4% al 3,7% nel 2031-2035

Cos’è successo
Il 17 luglio la Commissione europea ha presentato la revisione dell’ETS, rallentando il ritmo di taglio delle emissioni per allinearlo al target netto del 90% al 2040. L’ETS è il mercato del carbonio dell’Unione: fissa un tetto alle emissioni di industria, energia, aviazione e marittimo e obbliga chi inquina a comprare quote, trasformando la CO2 in un costo. Oggi è il cuore politico del Green Deal, conteso tra chi teme per la competitività e chi difende gli obiettivi climatici.
Il fattore di riduzione lineare scende dall’attuale 4,4% al 3,7% nel 2031-2035 e all’1,7% dal 2036. La proposta apre fino al 2% di crediti internazionali di alta qualità per il 2036-2040, integra 250 Mt di rimozioni permanenti di CO2 e riduce il tasso di assorbimento della riserva di stabilità dal 24% al 12% dal 2028, lasciando più quote sul mercato.
Perché conta
- Il vero spostamento è filosofico: dal “decarbonizza o paga" all’“investi e sarai premiato”. Le quote gratuite diventano condizionate a piani d’investimento approvati dal board, con verifica in capo agli Stati membri e controlli a campione a livello Ue, mentre la nuova Banca per la decarbonizzazione industriale promette 100 miliardi entro il 2040. Per l’Italia, con la sua base manifatturiera energivora, significa costi di conformità più leggeri subito, ma sostegno futuro legato all’esecuzione: chi arriva con progetti pronti cattura liquidità, chi tarda resta esposto;
- La prima finestra è vicina: l’Investment Booster, finanziato da circa 400 milioni di quote, punta a mobilitare fino a 30 miliardi già nel 2027-2030;
- Leva nazionale: gli Stati membri dovranno destinare almeno il 50% dei ricavi delle aste a investimenti nella decarbonizzazione dei settori ETS nell’Ue, con priorità a elettrificazione, reti, rinnovabili, storage e industria, e con salvaguardie più forti contro il greenwashing e il lock-in fossile. Sui benchmark, sollievo da circa 10 miliardi nel 2026-2030 (4 sui costi indiretti dell’elettricità, 6 sui fallback per calore e combustibili). Sì, ma: la riserva al 12% e le aste oltre il 2040 rischiano di indebolire il segnale di prezzo del carbonio, mentre la proposta apre ai crediti internazionali di alta qualità nel 2036-2040.
Adesso
- Consiglio, Parlamento e Commissione puntano a un accordo entro il primo trimestre 2027, con le consultazioni sulla Banca per la decarbonizzazione al via a settembre 2026;
- Incenerimento rifiuti: ingresso graduale nel 2031-2034 con opt-out nazionale fino al 2035, se soddisfatte almeno due condizioni su tre tra carbon tax, target riciclo e discarica; per l’Italia, oneri stimati fino a 45 euro/tonnellata e circa 350 milioni di euro l’anno per il settore, con effetti a cascata su tariffe e filiera dei rifiuti;
- Nuovi perimetri di compliance: l’aviazione entra con scope regionale entro 5.000 km dal 2029, per ridurre il rischio di hub leakage, e con 110 milioni di quote a sostegno del SAF europeo; il marittimo con 110 milioni di quote dedicate nel 2028-2040 a neutralità tecnologica ed estensione alle navi più piccole.