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L'Ue propone il 70% di componenti europei per i veicoli elettrici e la soglia potrebbe ribaltare gli appalti pubblici nel settore auto

Cos’è successo
L’Industrial Accelerator Act è una proposta normativa in discussione nell'Ue che punta ad accelerare la realizzazione di tecnologie strategiche e innovative in Europa, semplificando autorizzazioni, accesso ai finanziamenti e procedure burocratiche per favorire la competitività industriale rispetto a Stati Uniti e Cina.
Le soglie di contenuto europeo – cioè la quota del valore, dei componenti o delle fasi produttive di una tecnologia che deve essere realizzata all'interno dell'Ue – possono essere alzate, abbassate o estese settore per settore. La bussola per calibrarle esiste già: il divario di costo tra produzione europea e cinese, che segmenta le tecnologie in tre fasce. Tuttavia, il divario non è uniforme: le componenti eoliche costano in Cina circa il 21-27% in meno; i moduli solari il 35-65% in meno; l'assemblaggio di pompe di calore la metà. Dove il divario è stretto una soglia alta è sostenibile; dove è ampio, diventa un sovrapprezzo a carico dei committenti. Nel testo, le soglie più solide riguardano soprattutto i materiali industriali: 25% low-carbon per l'acciaio, 5% low-carbon e di origine UE per cemento/calcestruzzo, 25% low-carbon e di origine UE per alluminio. Più incerta, invece, la soglia del 70% di componenti UE per i veicoli elettrici, che circola nelle bozze come criterio per incentivi e appalti pubblici ma non appare ancora come parametro definitivo e universalmente definito.
Perché conta
La soglia per la componente europea negli investimenti nella transizione energetica non è dettata dalla politica, ma da tre variabili concrete: divario di costo, maturità della filiera europea e intensità di trasporto del prodotto. Incrociandole, le tecnologie del regolamento si dispongono in tre fasce – e la fascia in cui l'Europa è più forte è quella che il testo tratta con meno ambizione.
- Fascia alta – cemento, eolico, acciaio: qui le percentuali del "made in Europe" possono salire. Il cemento viaggia poco e il mercato è naturalmente locale; le turbine eoliche si producono in Europa con il divario di prezzi più stretto rispetto alla Cina; l'Europa ha una buona filiera di produzione dell'acciaio e l'Italia è seconda produttrice dell'Unione, ma è l'unico settore escluso dai criteri d'origine – paradosso da correggere in negoziato. Nell'atto, l'acciaio è già disciplinato da una soglia operativa di 25% low-carbon, ma senza obbligo generale di origine Ue;
- Fascia media – alluminio, pompe di calore, elettrolizzatori: soglie moderate e crescenti. La capacità europea c'è ma i costi non sono competitivi: la capacità primaria di alluminio è scesa del 40% dal 2008 per il caro energia, l'assemblaggio di pompe rimane al doppio della Cina, la manifattura di elettrolizzatori rimane guidata dalla Germania con circa un quarto del mercato. Qui la soglia funziona solo se cresce al ritmo degli investimenti. L'alluminio è già regolato da 25% low-carbon e di origine UE negli appalti pubblici e nei regimi di sostegno;
- Fascia bassa – solare e celle batteria: qui la soglia alta è lo strumento sbagliato, non per ideologia ma per struttura dei costi. Costruire impianti in Europa costa il 70-195% in più per unità di capacità e nelle celle oltre il 40% del divario è efficienza di processo, non energia o lavoro: un vantaggio che la domanda vincolata non colma – e l'unica gigafactory italiana è ferma dal 2024. Sul fotovoltaico, l'Act non stabilisce una quota "made in Eu" chiara e alta, proprio perché il differenziale di costo con la Cina rende politicamente ed economicamente più difficile imporla senza trasferire il sovraccosto sui committenti.
Adesso
- Breve termine (1° luglio 2026): verificare se il Public Procurement Act adotta percentuali differenziate per fascia o un criterio orizzontale unico. Conta perché un criterio unico ignora i divari di costo e scarica l'onere sulle gare delle fasce deboli. Da qui dipende come i committenti italiani calibrano capitolati e basi d'asta;
- Medio termine (negoziato 2026-2027): monitorare gli emendamenti che allineano le soglie alle fasce – criterio d'origine per l'acciaio su fusione e colata, percentuali più alte su cemento ed eolico, gradualità su alluminio e pompe di calore. Conta perché fissa la domanda garantita per ciascuna filiera. L'esito determina dove la fornitura italiana concentra investimenti e certificazioni;
- Lungo termine (dal 2027): seguire gli atti delegati sull'estensione alla chimica e i criteri di revisione periodica delle percentuali. Conta perché una mappa statica invecchia al ritmo degli investimenti. Su questo si misura se le soglie seguiranno la capacità reale o cristallizzano il compromesso di marzo.