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L'Ue perde 1 mln di tonnellate di capacità di riciclo perché le regole impongono il recupero ma non creano il mercato che lo assorbe

Cos’è successo
L'industria europea del riciclo chiude impianti, mentre Bruxelles prepara nuovi obblighi. La commissaria Ue per l'ambiente, la resilienza idrica e un'economia circolare e competitiva, Jessika Roswall, ha definito il riciclo della plastica un settore in crisi profonda: dal 2023 l'Unione ha perso circa un milione di tonnellate di capacità installata, dieci impianti solo nei Paesi Bassi. Si recupera ciò che poi nessuno compra.
Il Circular Economy Act, atteso nel terzo trimestre 2026, promette il mercato unico delle materie prime riciclate. Ma l'Agenzia europea dell'ambiente (Eea), sui mercati secondari di otto materiali comuni, trova che solo tre reggono: alluminio, carta e vetro. La circolarità Ue è al 12,2%, massimo storico ma lontano dal 22,4% fissato per il 2030 e poi alzato a 24% dal Clean Industrial Deal.
Perché conta
Gli operatori italiani del recupero chiedono una regola semplice: nessun obbligo di riciclo senza uno sbocco di mercato. Diagnosi che condividono anche le istituzioni. Il Comitato economico e sociale europeo – che vede la partecipazione di datori di lavoro, lavoratori e organizzazioni della società civile – ammette che le norme guardano troppo all'offerta e poco alla domanda, mentre l’Eea attribuisce i mercati che non funzionano a domanda debole, scarsa standardizzazione e concorrenza del materiale vergine. Lo strumento preferito da Bruxelles, le quote di contenuto riciclato, da solo non basta: nonostante cinque miliardi investiti tra il 2020 e il 2023 e le quote sul Pet (la plastica trasparente delle bottiglie d'acqua e delle bevande), i riciclatori chiudono perché il vergine costa meno. Sbocco non significa obbligo: significa convenienza e dogane.
- Il vetro vale tra il 70 e il 75% di un pannello fotovoltaico, ma non si recupera alla purezza per tornare pannello: diventa rottame di scarso valore, in Italia mancano gli operatori che riescono a reimpiegarlo e il riciclo del fotovoltaico resta un’industria in perdita (C&EN, Fraunhofer);
- L'Italia ricicla già il 21,6% dei materiali, Paesi Bassi e Belgio sono al 32,7% e 22,7%, sopra il target 2030, ma l'Ue resta al 12,2%: il limite non è la raccolta, è lo sbocco (EEA, 2024);
- Sì, ma le quote senza dogane premiano chi vende vergine spacciato per riciclato, non i recuperatori europei, e scaricano il costo sulla filiera fino al consumatore.
Adesso
- Terzo trimestre 2026: arriva la proposta di Circular Economy Act, già discussa dal Collegio il 6 maggio. Pesa se introduce leve sulla domanda, criteri end of waste armonizzati e quote calibrate. La Commissione ha già pubblicato una bozza di end of waste per la plastica riciclata meccanicamente, per abbattere le barriere interne al mercato unico;
- Difesa commerciale: nella prima metà del 2026 la Commissione stringe sulla documentazione dell'import, prepara codici doganali separati per vergine e riciclato e salvaguardie sui flussi riciclati. Dal novembre 2026 scatta lo stop all'export di rifiuti plastici fuori dall'Ocse, già attivo l'antidumping sul Pet cinese;
- Per le imprese italiane il banco di prova è il regolamento imballaggi, applicabile dal 12 agosto 2026, e la revisione RAEE dentro l'Act: oggi l'elettronica si ricicla al 30,8%. Senza leve sulla domanda e dogane efficaci, il 22,4% resta una cifra dichiarata, non raggiunta.