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L'Ue investe 2,8 milioni in una piattaforma che stampa tessuti vivi in 3D per testare i nuovi farmaci

Cos’è successo
PRISM-LT è un progetto finanziato dall’Unione Europea e dall’European Innovation Council con circa 2,8 milioni di euro, partito nel 2022 e attivo fino al 2027. L’obiettivo è sviluppare una piattaforma adattabile di bioprinting 3D basata su materiali viventi ibridi, con due applicazioni principali: biomedicina e food production.
L’idea tecnica è usare un bio-ink che integra cellule staminali, matrice di supporto e microrganismi ingegnerizzati, come batteri o lieviti. Questi “helper microorganisms” dovrebbero leggere i segnali delle cellule staminali e produrre localmente fattori di crescita per guidarne la differenziazione. I due dimostratori sono molto chiari: un’interfaccia osso-grasso come modello in vitro per ricerca preclinica e un’interfaccia muscolo-grasso per produrre carne coltivata con caratteristiche più naturali, come marezzatura, texture e valore nutrizionale.
Perché conta
- Il bioprinting passa da forma a funzione. Stampare una struttura 3D non basta. Il problema vero è ottenere tessuti vivi, stabili e funzionali. PRISM-LT prova a farlo usando comunicazioni autoregolate tra cellule staminali e microrganismi ingegnerizzati;
- La medicina preclinica può diventare più realistica. Modelli osso-grasso standardizzati potrebbero aiutare drug discovery, test farmacologici e medicina personalizzata. Il valore non è sostituire subito l’animale o il trial umano, ma creare modelli biologici più vicini alla complessità del tessuto reale,
- La carne coltivata deve superare il problema della struttura. Molta carne coltivata o alternativa imita proteine e sapore, ma fatica a riprodurre l’architettura naturale dei tessuti. L’interfaccia muscolo-grasso è centrale per texture, succosità e accettabilità del prodotto.
Adesso
- Scenario prudente: piattaforma sperimentale, non prodotto pronto. PRISM-LT è ancora ricerca avanzata. Il salto da bio-ink e dimostratori a produzione industriale richiederà robustezza, controllo qualità, scalabilità, sicurezza microbiologica e costi sostenibili;
- Scenario forte: nasce una manifattura biologica programmabile. Se il principio funziona, il futuro non sarà solo “stampare tessuti”, ma progettare materiali viventi capaci di svilupparsi, mantenersi e organizzarsi attraverso segnali biologici incorporati nel sistema;
- La metrica da monitorare sarà la regolazione. Gli engineered living materials sono già entrati nel radar europeo: il portfolio EIC parla di readiness regolatoria, standardizzazione, Biotech Act e Advanced Materials Act. Il collo di bottiglia non sarà solo scientifico, ma anche normativo: che cos’è un materiale vivente? Un dispositivo, un alimento, un prodotto biotech, o una nuova categoria?