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L'Ue blinda 270 farmaci essenziali per ridurre la dipendenza dalla Cina, che oggi fornisce il 45% dei principi attivi importati

Cos’è successo
Parlamento e Consiglio UE hanno raggiunto un accordo provvisorio sul Critical Medicines Act, pensato per ridurre carenze e dipendenze extra-Ue nelle filiere farmaceutiche. Il perimetro politico è chiaro: una lista di circa 270 medicinali critici (per esempio antibiotici, insulina, vaccini e altri) diventa il focus di misure per rendere la supply chain più resiliente. Oggi l'80% dei principi attivi importati viene da soli 5 Paesi (Cina, USA, UK, Indonesia, India), il 45% dalla Cina.
Oltre al principio “produrre di più in Europa”, l’accordo introduce una logica di priorità industriale: progetti considerati strategici potranno beneficiare di procedure più rapide e coordinate (permessi, supporto, visibilità) e la domanda pubblica (gare e procurement) potrà essere usata in modo più “intelligente” per premiare affidabilità, continuità e capacità produttiva, non solo il prezzo più basso. In parallelo, il pacchetto si inserisce nella spinta Ue più ampia su sicurezza economica: trattare i medicinali essenziali come “beni critici” simili, per logica, a energia e semiconduttori, soprattutto dopo gli shock di supply chain degli ultimi anni.
Perché conta
- Cambia così il criterio di acquisto: dal "lowest price wins" — la logica del prezzo più basso che oggi domina gli appalti sanitari — a un mix che include sicurezza di fornitura, ridondanza e localizzazione, con impatto diretto su gare, contratti e tempi di consegna;
- Spinge investimenti industriali (capex) e produzione conto terzi (CDMO) in Ue: se i "progetti strategici" diventano corsia preferenziale, aumenta l'incentivo a investire in principi attivi (API), confezionamento sterile (fill-finish) e capacità produttiva europea;
- Riduce rischio sistemico: meno carenze di farmaci (shortage) significa meno interruzioni di cura, meno sostituzioni forzate, meno costi "nascosti" per ospedali e territori (gestione delle carenze, alternative, riallocazioni).
Adesso
- Approvazione finale e dettagli su criteri "strategic projects" e condizioni di procurement: il Consiglio deve dare il via libera definitivo nelle prossime settimane e poi la Commissione definirà con atti delegati quali farmaci e quali siti produttivi ricadono effettivamente nello status di progetto strategico;
- Impatto su prezzi/contratti: più capacità in Ue può alzare costi nel breve ma ridurre shock nel lungo, perché produrre in Europa costa più che in India o Cina, ma significa anche meno carenze di farmaci e meno interruzioni di cura quando saltano le catene globali;
- Reazioni commerciali (tensioni con partner extra-Ue) e nuove scelte di localizzazione produttiva: India e Cina, oggi fornitori principali, potrebbero rispondere con misure protettive, mentre per le aziende europee si apre la finestra per riportare in Europa produzioni spostate in Asia negli ultimi vent'anni.