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L'Ue approva l'Omnibus riarmo e taglia da 4 mesi a pochi giorni i permessi di trasferimento degli armamenti tra Paesi membri

Cos’è successo
Mercoledì 16 settembre 2026, il Parlamento europeo ha approvato a Strasburgo il pacchetto Defence Readiness Omnibus (Omnibus V), già oggetto di accordo provvisorio con il Consiglio il 10 giugno. Il pacchetto comprende tre filoni: la più rapida approvazione di permessi per i progetti industriali di difesa; regole di investimento e deroghe più veloci; procurement e trasferimenti intra-UE di prodotti militari più semplici.
Sul procurement il pacchetto alza le soglie della direttiva 2009/81: sotto circa 2 milioni di euro (es. munizioni, elmetti) si può comprare senza gara europea piena. I contratti-quadro passano invece da 7 a 10 anni; viene poi inserita più flessibilità per gli acquisti congiunti occasionali. Sui transferimenti di materiale militare, vengono introdotte due licenze generali obbligatorie: tra fornitori/destinatari certificati e all’interno di partnership industriali transfrontaliere. Oggi un permesso può richiedere fino a quattro mesi; l’obiettivo è di renderlo disponibile in pochi giorni. Una parte controversa del pacchetto riguarda le deroghe ambientali e silenzio-assenso sulle autorizzazioni. In parallelo restano ancora da chiudere altri dossier sulla mobilità militare: il regolamento europeo che deve armonizzare i trasferimenti di truppe e mezzi, il sistema digitale MMDIS per gestire online permessi e documenti, le autorizzazioni a tempo determinato per i passaggi transfrontalieri, il Solidarity Pool con cui gli Stati possono mettere in comune mezzi di trasporto, il meccanismo d’emergenza EMMERS che il Consiglio potrebbe attivare in 72 ore, e l’interoperabilità con la NATO.
Perché conta
L’Europa ha generato enorme capacità di spesa sia tramite iniziative nazionali che Europee (ReArm/Readiness 2030). Il quadro militare europeo resta però spaccato e frammentato, come se Schengen non esistesse (o quasi).
- Il pacchetto riduce la burocrazia sugli ordini piccoli e medi, e facilita la regionalizzazione delle supply-chain attraverso la riduzione degli obblighi relativi alle licenze: tutto ciò dovrebbe permettere maggiore integrazione industriale e militare in Europa;
- Si tratta di un passo avanti, che però no tocca la sovranità degli Stati membri sulle spese e, di conseguenza, fa solo a limare, o a deviare, un quadro che in larga parte le regole e le istituzioni UE non possono plasmare.
Adesso
- Dopo il voto di plenaria il testo Omnibus va formalizzato; l’applicazione dipenderà da come gli Stati pubblicheranno le licenze generali e useranno le nuove soglie;
- Sulla militari mobility, il Consiglio e il Parlamento Europeo devono trovare un accordo entro fine anno: MMDIS, pool di solidarietà (aperto anche a alleati NATO extra-UE, Ucraina e Moldova, secondo il Parlamento Europeo) e upgrade dei corridoi dual-use;
- Sul medio termine questo è un primo passo. Le regole sul procurement europeo di 17 anni fa volevano favorire maggiore cooperazione industriale: non ci sono riuscite e, anzi, hanno finito per rallentare la modernizzazione militare. Ora spetta ai governi europei, coadiuvati dalla Commissione, cercare di accelerare su questo punto. Per quanto riguarda la military mobility, ridotti gli obblighi legislativi, saranno necessari investimenti e controlli.