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L'Italia ricicla l'85,6% dei rifiuti ma manca un mercato in cui riversarli

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L'Italia ricicla l'85,6% dei rifiuti ma manca un mercato in cui riversarli

Cos’è successo

Nel terzo trimestre 2026 la Commissione presenterà il Circular Economy Act, la nuova legge quadro sull'economia circolare. Il contenuto preciso non si conosce ancora, ma il problema che dovrà affrontare è già chiaro. In Europa il materiale che esce da un impianto di riciclo, per legge, resta un rifiuto finché non supera criteri severi, i cosiddetti End of Waste, che gli restituiscono lo status di prodotto vendibile. E spesso quel via libera scatta solo se il materiale viene riutilizzato per il suo impiego di partenza.

Esempio: oggi il vetro riciclato smette di essere rifiuto solo se torna ad essere utilizzato come vetro per fusione. Utilizzarlo per altri processi significa che rimane classificato come rifiuto, con permessi e costi che scoraggiano chi dovrebbe comprarlo. La stessa logica si applica anche ai metalli critici nascosti in elettrodomestici ed elettronica a fine vita, quelli che servono ad auto, rinnovabili e difesa, che l'Europa importa quasi tutti da pochi fornitori esteri. Anche se l'Europa non ha le miniere per i materiali rari, può ridurre la sua dipendenza dalle importazioni estere solo se cambiano le regole sulla classificazione dei rifiuti, creando un mercato davvero circolare.

Perché conta

In Europa il problema non è raccogliere i rifiuti, ma vendere il riciclato. L'Italia ha già la capacità industriale per essere una potenza europea del settore. Riporta nell'industria il 21,6% dei materiali che usa, contro il 12,2% della media UE, e ricicla l'85,6% dei rifiuti che gestisce, 137 milioni di tonnellate su 160, contro il 41,2% europeo. Il punto debole è a valle: manca il mercato per le materie seconde. Il vero test del Circular Economy Act non sarà semplificare le regole sui rifiuti, ma allargare gli usi ammessi del riciclato, fissare standard credibili e impedire che il vantaggio competitivo europeo venga eroso da importazioni low cost in concorrenza opaca con il riciclato di casa.

  • Il collo di bottiglia è lo sbocco. La circolarità media UE è praticamente ferma al 12,2%, lontanissima dall'obiettivo del 24% al 2030: il problema europeo è sempre meno costruire impianti e sempre più trovare compratori (Eurostat, 2024);
  • L'urgenza è geopolitica. Il 97% del magnesio UE arriva dalla Cina, il 100% delle terre rare per i magneti permanenti è raffinato in Cina, il 98% del borato viene dalla Turchia, il 63% del cobalto mondiale si estrae in Congo (Commissione UE). Senza un mercato secondario credibile, il target CRMA del 25% di riciclo al 2030 resta incompatibile con questa dipendenza;
  • Sì, ma la prova è già sotto gli occhi sui RAEE. Nel 2025 l'Italia ha trattato 588.689 tonnellate di rifiuti elettronici, +9%, con tassi di riciclo sopra l'85%: gli impianti funzionano. Ma la raccolta è salita solo al 32,5%, metà del target UE del 65% (Centro di Coordinamento RAEE). Il valore si perde prima di arrivare all'impianto, non dentro.

Adesso

  • Terzo trimestre 2026: arriva la proposta di Circular Economy Act. Contano le domande aperte, non le risposte già date. Allargherà gli usi ammessi del materiale riciclato? Armonizzerà i criteri End of Waste, oggi diversi da Paese a Paese? Fisserà standard che rendano il riciclato affidabile per chi lo compra?
  • La partita si gioca anche alla dogana. Dal 21 novembre 2026 scatta lo stop all'export di rifiuti plastici verso i Paesi non OCSE (Reg. UE 2024/1157): più materiale resta in Europa, ma senza domanda interna rischia solo di saturare un mercato già debole. La leva che ancora manca è impedire che vergine e import a basso costo scalzino il riciclato europeo;
  • Per le imprese italiane ci sono due scadenze importanti. Il regolamento imballaggi (PPWR) entra in vigore il 12 agosto 2026, con obblighi che crescono per fasi fino ai target di riciclato del 2030. E i RAEE: finché la raccolta resta al 32,5%, la miniera urbana dei metalli critici resta in gran parte sepolta, e con lei il 24% di circolarità promesso all'UE.

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