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L'Italia e altri 12 Paesi bloccano la vigilanza unica Ue sui mercati: si allontana l'obiettivo di 800 mld annui di nuovi investimenti del rapporto Draghi

Cosa è successo
Il fronte europeo sulla vigilanza unica dei mercati si spacca: all'Ecofin (il consiglio dei ministri delle Finanze UE) di martedì la spinta a centralizzare l'ESMA — l'autorità europea che oggi coordina i regolatori nazionali (Consob in Italia, BaFin in Germania, AMF in Francia) — ha ricevuto sostengo solo per quanto riguarda i servizi crypto e i grandi operatori transfrontralieri.
Sul resto, una coalizione larga di governi blocca la centralizzazione dell'oversight all'ESMA, voluto dalla Commissione e tassello fondamentale del rapporto Draghi che vuole chiudere il divario che vale 800 miliardi di investimenti europei lasciati sui conti corrente.
- Nella riunione di martedì almeno 13 delegazioni hanno frenato le iniziative più ambiziose, con Roma capofila: Giorgetti chiede vigilanza europea solo per gli operatori "significativi", approccio "pragmatico, graduale e proporzionato".
- Asse trasversale: nordici (Svezia, Danimarca, Finlandia), baltici (Lettonia, Lituania), poi Austria, Belgio, Cechia, Polonia, Lussemburgo, Malta. Anche Parigi — che pure ospita l'ESMA — accetta solo centralizzazione "limitata".
- Sette capitali (Olanda e Irlanda incluse) aprono un secondo fronte sui costi: niente vigilanza doppia, niente budget sprecati.
- Eccezione crypto: Consob, AMF e FMA austriaca hanno già chiesto più poteri ESMA sui grandi crypto-service provider , e il 1° luglio 2026 scade la fase transitoria MiCA .
Perché è importante
- Con questa decisione tutto il gioco si sposta sulla classificazione degli operatori. Chi rientra nella categoria "significativa" viene messo sotto controllo dell'ESMA mentre i player più piccoli rimangono in mano ai regolatori nazionali. Questa frammentazione sdoppia e aumenta i costi di compliance soprattutto per i provider che hanno ambizioni di espandersi in altri mercati europei;
- La Commissione non vuole sostituire i 27 supervisori in blocco, ma estendere la vigilanza diretta ESMA su segmenti ad alto impatto — controparti centrali, depositari sistemici, crypto-service provider — lasciando il resto alle autorità nazionali. La posta in gioco è la Savings and Investments Union, il piano UE per spostare i €10.000 miliardi di risparmi parcheggiati in depositi a basso rendimento verso investimenti produttivi e colmare i €750-800 miliardi annui di investimenti aggiuntivi che il rapporto Draghi indica come necessari fino per finanziare le iniziative che permetterebbero all'Europa di recuperare terreno rispetto a USA e Cina;
- Ma la direzione di marcia è già europea, anche se a pezzi. Nel 2026 l'ESMA sta assumendo competenze nuove su rating ESG, consolidated tape, benchmark di paesi terzi e fornitori tecnologici critici sotto DORA. La resistenza italiana e nordica non ferma l'integrazione: la rallenta e la frammenta, sapendo che ogni nuovo dossier che passa erode il peso istituzionale dei regolatori nazionali.
E adesso?
- 1° luglio 2026: scade la fase transitoria MiCA, che l'AMF ha già segnalato come critica. È la finestra concreta per una stretta regolatoria, e il dossier crypto è il candidato più probabile a passare per primo grazie all'asse Roma-Parigi-Vienna;
- Soglia di significatività: il negoziato tecnico in Coreper deciderà l'asticella che separa "operatore rilevante" (sotto Francoforte) da "minore" (sotto Consob, BaFin, AMF). È lì che vanno spostate le risorse di government relations nei prossimi mesi;
- Roadmap "One Europe, One Market": firmata ad aprile 2026, fissa l'orizzonte a fine 2027 con verifiche trimestrali su oltre 30 atti legislativi. Governance più serrata, ma più esposta a stalli nazionali su singoli dossier.