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L’Iran minaccia di colpire i Paesi del Golfo in caso di attacco americano e il petrolio risale a 83 dollari al barile

Cos’è successo
L’Iran ha lanciato un avvertimento esplicito agli alleati del Golfo degli Stati Uniti: se Washington dovesse colpire di nuovo le infrastrutture iraniane, Teheran risponderà colpendo impianti energetici, idrici ed elettrici degli Stati che non convinceranno Donald Trump a fermare gli attacchi e tornare al tavolo negoziale.
Il messaggio, recapitato attraverso una fitta rete di contatti diplomatici dopo la minaccia di Trump del 28 luglio di colpire le infrastrutture energetiche iraniane, ha già prodotto effetti sui mercati: il petrolio è salito per il secondo giorno consecutivo, con il Brent a 83,34 dollari al barile (+1,03%) e il WTI a 77,81 dollari, dopo che Teheran ha reso pubblica una bozza di legge per vietare l'accesso allo stretto di Hormuz alle navi statunitensi e israeliane e imporre pedaggi fino al 20% del valore del carico ai trasgressori.
Perché conta
- Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha contattato le controparti di Arabia Saudita, Turchia e Qatar, oltre al capo dell'esercito pakistano, chiedendo di usare la propria influenza su Trump per evitare nuovi raid;
- La minaccia riguarda impianti energetici, idrici, elettrici e reti di trasporto degli alleati arabi di Washington, gli stessi che nel 2019 avevano già sperimentato la vulnerabilità delle proprie infrastrutture con l'attacco alle raffinerie saudite di Abqaiq e Khurais, che tagliò per settimane più della metà della produzione petrolifera del regno;
- Riad, pur invitando Washington al dialogo, ha fatto sapere che risponderebbe militarmente a un eventuale attacco sul proprio territorio, mostrando come la strategia iraniana di trasformare la vulnerabilità del Golfo in leva negoziale non stia semplicemente intimidendo gli alleati arabi, ma li stia spingendo a muoversi su un doppio binario di deterrenza e mediazione.
Adesso
- Sul fronte dello stretto di Hormuz, da cui transita normalmente circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale, Teheran chiede pedaggi tra il 5% e il 7% del valore dei carichi, mentre l'Oman propone il 3% e Washington non vuole alcuna tariffa, una distanza che secondo quattro fonti del settore rende l'accordo difficilmente praticabile per le sanzioni statunitensi e le clausole assicurative restrittive;
- Sui mercati, gli analisti leggono la bozza di legge iraniana non come il prezzo di un cattivo accordo ma come la conferma che qualsiasi intesa produrrà un corridoio gestito e condizionato, non un ritorno al traffico normale, un'incertezza che ha già spinto Brent e WTI verso un calo settimanale dell'8% nonostante il rimbalzo di venerdì;
- Trump ha dichiarato giovedì di ritenere che la guerra finirà presto, dopo aver detto il 2 agosto di aver accettato di annullare un attacco contro l'Iran "a condizione di poter chiudere rapidamente un accordo", ma secondo un alto diplomatico regionale l'ostacolo principale resta la richiesta implicita di Washington di poter rivendicare una vittoria che Teheran non è disposta a concedere.