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L'inflazione in Italia rivista in calo al 2,9% a luglio, ma i costi dell'energia rimangono a +10%
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Cos’è successo
L'Istat ha rivisto al rialzo il dato definitivo dell'inflazionedi luglio: 2,9% annuo rispetto al 2,8% della stima preliminare. L'inflazione in Italia rimane in calo rispetto al 3,0% di giugno e allineata al 2,9% dell'Eurozona ma viene trainata da fonti diverse.
Gli energetici regolamentati balzano dal 9,2% al 14,8% annuo e del 6,5% in un solo mese mentre la crescita del dei prezzi nel resto del paniere rallenta.
Perché conta
- L'Italia ha lo stesso tasso d'inflazione del 2,9% dell'area euro, ma ci arriva per una strada diversa. Nell'area euro la spinta arriva dai servizi al 3,3% e in un core al 2,5%, cioè l'inflazione al netto di energia e alimentari freschi. In Italia i servizi si fermano al 2,7% e il core all'1,6%. Significa che abbiamo meno pressione sui prezzi generali ma una bolletta più cara;
- Per le famiglie il carrello cresce dell'1,0% mentre il conto si concentra su utenze e servizi. Per le imprese la situazione rimane più complicata: input energetici sopra la media dell'area euro, prezzi di vendita che crescono meno. Questo porta a una stretta dei margini;
- Famiglie: il divario tra il 2,9% del titolo e l'1,0% del carrello ci rivela dove morde l'aumento. Non al supermercato ma nelle bollette, nei trasporti (1,6%) e nella cura della persona (3,0%), voci che non sono facilmente sostituibili;
- Imprese: energia regolata al 14,8% e non regolata all'11,4%, contro il 10,0% dell'energia nell'area euro. L'input costa più che altrove, ma i servizi al 2,7% contro il 3,3% lasciano meno spazio per scaricarlo sui consumatori;
- Sì, ma la BCE guarda l'aggregato per decidere come muoversi sui tassi. Un rialzo a settembre stringerebbe dove la domanda interna è più debole, senza toccare uno shock che nasce dall'energia.
Adesso
- Il 19 agosto Eurostat diffonde i dati completi di luglio per l'area euro. La stima flash indicava 2,9% e core 2,5%: la verifica riguarda quanto dell'aggregato sia energia e quanto si sia già trasferito ai servizi;
- Il 1 settembre l'Istat pubblica la stima preliminare di agosto, primo test sulla persistenza dell'impulso energetico oltre la media mensile di luglio. La decisione BCE è attesa il 10 settembre, con nuove proiezioni dello staff e deposito al 2,25%. Un sondaggio Reuters del 13 agosto dava 57 economisti su 69 per un rialzo di 25 punti base; il Consiglio decide però sulla proiezione di medio termine, non su un singolo dato nazionale;
- Il grosso del 2026 è già scritto: inflazione acquisita al 2,7%, core acquisito all'1,8%. Sono i numeri che entrano ora nei budget, nelle clausole di indicizzazione e nelle trattative salariali, con il FOI al 2,8% come riferimento per affitti e rivalutazioni. Il resto lo decide l'inverno, quando le tariffe regolate si riaggiornano.