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L’Europarlamento approva il nuovo scudo sui capitali esteri in più di 10 settori strategici tra finanza, tech e difesa

Cos’è successo
Il Parlamento europeo ha approvato martedì 19 maggio, con 508 sì, 64 no e 90 astensioni, il nuovo regolamento sul controllo degli investimenti esteri diretti. Tutti gli Stati membri dovranno controllare l'influsso dei capitali esteri in settori sensibili: difesa, semiconduttori, IA, quantistica, materie prime critiche, infrastrutture finanziarie ed elettorali, energia e trasporti.
L'accordo, già chiuso con il Consiglio l'11 dicembre 2025 e firmato dal relatore Raphaël Glucksmann (S&D), copre per la prima volta le operazioni intra-Ue, incluse quelle in cui l'investitore è in ultima istanza controllato da soggetti di paesi terzi. Nello specifico i settori sensibili interessati sono armi, tecnologie dual-use e beni militari; semiconduttori; intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche; materie prime critiche strategiche; infrastrutture critiche, inclusi aeroporti core TEN-T (i principali e più importanti aeroporti d'Europa, selezionati dall'Unione Europea come snodi strategici vitali per l'intero continente), porti core, cloud provider e reti pubbliche; infrastrutture finanziarie sistemiche, come mercati regolamentati, sistemi di pagamento e messaggistica finanziaria; infine media, piattaforme social, farmaci critici e sicurezza alimentare.
Perché conta
Il regolamento intende cambiare il modo in cui i capitali stranieri entrano nei settori strategici europei: meno acquisizioni di controllo, più partnership e joint venture con campioni Ue. Si chiude l'era del "garage sale" tecnologico — quando Pechino comprò Pirelli (ChemChina, 2015, 7,9 mld), Kuka (Midea, 2016, 4,5 mld), Volvo Cars (Geely, 2010, 2,7 mld) e Nexperia (Wingtech, 2019, 3,6 mld) senza uno screening coordinato a livello europeo. Il regolamento nasce per far fronte alle acquisizioni cinesi ma si applica a ogni investitore extra-Ue, e nei settori coperti diventa un freno strutturale anche all'acqui-hiring delle Big Tech americane su talento e tecnologia europea, ossia la strategia in cui una grande compagnia acquisisce una startup principalmente per assumere il suo team di talenti.
- Il caso Nexperia: nell'ottobre 2025 L'Aia ha invocato la Goods Availability Act per togliere il controllo a Wingtech dopo che il chipmaker — 110 miliardi di chip l'anno, il 40% del fabbisogno automotive Ue — voleva trasferire 500 famiglie brevettuali in Cina;
- Pechino ha già cambiato modello: nel 2023 il 78% degli investimenti cinesi in Europa era greenfield, ossia costruzione da zero (Catl, Nio in Ungheria), non più M&A (fusioni e acquisizioni da aziende già esistenti), proprio per aggirare lo screening. Tuttavia, il regolamento copre solo i settori critici elencati. Restano fuori software e fintech non bancario, dove le Big Tech Usa continuano a comprare team e startup europee, da Windsurf a Character AI.
Adesso
- Il Consiglio deve dare la ratifica formale nelle prossime settimane: applicazione piena dopo 18 mesi, tra fine 2027 e inizio 2028, con il vecchio regime ancora in vigore per le operazioni già depositate — una finestra di transizione che gli investitori useranno per chiudere in fretta prima del giro di vite;
- Berlino ha già annunciato l'intenzione di applicare il nuovo regime prima della scadenza dei 18 mesi, e Madrid potrebbe seguire: le mosse anticipate rispetto alle richieste Ue permettono di stringere il nodo su investimenti in corso che faranno di tutto per essere finalizzati prima della deadline di Bruxelles;
- La vera prova arriva con l'Industrial Accelerator Act presentato dalla Commissione il 4 marzo 2026: fissa un tetto del 49% alla proprietà estera nei settori critici, soglia di 100 milioni di euro, applicata agli investitori da paesi con oltre il 40% di capacità manifatturiera globale — soglia calibrata sulla Cina, già contestata da Nordici e Paesi Bassi.