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L'Arabia Saudita crea una coalizione di 14 Paesi per proteggere le rotte petrolifere dagli attacchi Houthi nel Mar Rosso

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L'Arabia Saudita crea una coalizione di 14 Paesi per proteggere le rotte petrolifere dagli attacchi Houthi nel Mar Rosso

Cos’è successo

L'Arabia Saudita viene rapidamente risucchiata in una guerra che per mesi aveva cercato di evitare. La campagna degli Houthi contro il Regno si è allargata oltre gli attacchi alle petroliere nel Mar Rosso: questa settimana il gruppo ha colpito impianti petroliferi nella Provincia Orientale saudita operando insieme a gruppi armati iracheni sotto la supervisione iraniana. Aerei sauditi e statunitensi hanno risposto colpendo siti in Iraq mercoledì, spingendo il primo ministro iracheno ad annullare un incontro programmato con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.

La risposta di Riyadh è stata istituzionalizzare la propria difesa. Il Regno ha convocato rappresentanti militari di 43 Paesi, proponendo una coalizione marittima per proteggere Mar Rosso, Bab el-Mandeb e Golfo di Aden, con l'Arabia Saudita come Stato fondatore e guida, ospitando anche il quartier generale dell'alleanza. Quattordici Paesi hanno aderito formalmente, tra cui Kuwait, Bahrein, Qatar, Egitto, Turchia e Pakistan, mentre Emirati Arabi Uniti e Oman sono rimasti assenti. Nessun impegno militare concreto è stato ancora formalizzato.

Perché conta

La posta in gioco cresce perché il Mar Rosso è diventato la vera ancora di salvezza per l'export petrolifero saudita.

  • Lo Stretto di Hormuz resta quasi paralizzato: il traffico attraverso Hormuz rimane esiguo, con appena quattro navi cargo in transito venerdì 31 luglio 2026, mentre attraverso Bab el-Mandeb nello stesso giorno sono passate 25 navi commerciali, a conferma di come il Mar Rosso abbia sostituito Hormuz come rotta principale per l'export energetico regionale;
  • La stretta si sta propagando fino in Europa: secondo il New York Times, gli stoccaggi di gas nel continente si attestano al 54%, il secondo livello estivo più basso dal 2011, mentre la società energetica Equinor dubita che il blocco riuscirà a raggiungere anche l'obiettivo invernale già ammorbidito all'80%;
  • La coalizione resta più politica che operativa: nonostante la partecipazione di 43 Paesi all'incontro, nessuno dei firmatari ha ancora assunto impegni militari vincolanti, e la partecipazione alle attività dell'alleanza resterà una decisione sovrana di ciascuno Stato, il che significa che ogni Paese potrà scegliere di non intervenire in caso di escalation.

Adesso

  • Il fronte iracheno rischia di aprire una nuova linea di crisi diplomatica: la cancellazione dell'incontro tra il premier iracheno e il principe ereditario saudita segnala tensioni crescenti tra Riyadh e Baghdad, proprio mentre gli attacchi Houthi operano sempre più in coordinamento con gruppi armati iracheni;
  • L'assenza di UAE e Oman pesa sulla credibilità della coalizione: i due Paesi del Golfo mancanti dalla lista dei firmatari rappresentano un vuoto significativo per un'iniziativa che punta a proteggere una rotta energetica regionale condivisa da tutti gli Stati del Golfo;
  • La crisi del gas europeo aggiunge pressione politica indiretta sui negoziati: con gli stoccaggi ai minimi da 15 anni e le previsioni di Equinor già pessimiste sull'inverno, l'Europa ha un interesse economico diretto affinché la crisi nel Mar Rosso non degeneri ulteriormente, un fattore che potrebbe spingere Bruxelles a un coinvolgimento più attivo nella coalizione marittima proposta da Riyadh.

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