Policy NewsSalute & Benessere
Intesa Parlamento-Consiglio Ue per produrre antibiotici e vaccini nel continente: oggi il 75% dei siti di principi attivi è fuori dall'Europa

Cos’è successo
La Commissione europea ha accolto l’accordo politico raggiunto tra Parlamento e Consiglio sulla Critical Medicines Act, il pacchetto che punta a ridurre le carenze di medicinali essenziali e a rendere più resiliente la supply chain europea.
L’intesa (ancora da approvare formalmente) mira, tra le altre cose, a rafforzare la produzione Ue di farmaci critici — citati spesso come esempi antibiotici, insulina e vaccini — e a ridurre la dipendenza da fornitori extra-Ue. Prima dell’entrata in vigore servirà il via libera definitivo di Parlamento e Consiglio. Oggi l’Europa dipende in modo strutturale dall’estero per i principi attivi: secondo i dati della Commissione, circa il 75% dei siti di produzione di API (principi attivi) è fuori dall’Ue, con una concentrazione significativa in Paesi come India e Cina. Questo significa che un problema “lontano” — export ban, crisi logistiche, shock geopolitici — può trasformarsi rapidamente in carenze a scaffale e in corsia. È su questa vulnerabilità industriale, prima ancora che sanitaria, che si innesta la Critical Medicines Act.
Perché conta
Il cuore della Critical Medicines Act è spostare la politica del farmaco da “solo prezzo e disponibilità oggi” a “sicurezza di fornitura nel tempo”: incentivi industriali, regole di procurement e cooperazione tra Stati diventano strumenti sanitari, non solo industriali.
- Strategic projects: la legge prevede la possibilità di designare progetti strategici per medicinali critici o ingredienti (Api), con accesso più facile ai finanziamenti e procedure accelerate;
- Acquisti pubblici “pro-resilienza”: il procurement viene orientato a premiare catene di fornitura robuste (non solo il minor prezzo) e la Commissione può supportare acquisti collaborativi tra Paesi per ridurre disparità di accesso;
- De-risking geopolitico: l’impianto dell'iniziativa spinge su partnership internazionali “like-minded” e su cornici di aiuti di Stato per sostenere investimenti, legando la disponibilità di farmaci a logiche di autonomia strategica.
Adesso
- Finalizzazione dell’accordo: il testo dovrà passare nelle tappe formali di approvazione; lì si vedrà quanto “dura” resta la parte su obblighi e criteri di resilienza;
- Impatto per Italia (in pratica): se il procurement Ue spinge davvero criteri di resilienza, anche le gare nazionali/regionali potrebbero dover bilanciare prezzo e sicurezza di fornitura; questo cambia le regole per centrali d’acquisto e ospedali (inferenza basata sull’impianto procurement della Cma);
- Opportunità industriali e vincoli: l’Italia, forte nella manifattura farmaceutica, potrebbe candidare asset e investimenti come “strategic projects”, ma con aspettative implicite di continuità di fornitura al mercato Ue (inferenza coerente con la logica dei progetti strategici).