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Inflazione al 4,2%, il governo ha solo 28 miliardi di deroga: metà all'energia, metà alla difesa

Cos’è successo
L'Istat stima l'inflazione al 4,2%, dal 3,3% di agosto, con i beni energetici a +22,3% in un anno. Il giorno dopo i dati sul lavoro: disoccupazione al 6,2%, ma inattività al 32,7%, minimo dal 2004. Letti insieme, dicono che il caro vita spinge chi era fuori dal mercato a cercare un reddito, mentre i salari restano fermi.
Lo Stato ha poco margine per attenuare lo shock. La presidente del Consiglio chiede a Bruxelles più flessibilità, la Commissione risponde che è già stata concessa. Secondo la stampa, la spesa da finanziare in deficit oltre il percorso concordato con l'Ue scende da 36 a 28 miliardi nel 2027-28. Ogni euro in più va tolto altrove.
Perché conta
Il meccanismo meno ovvio riguarda il tetto di spesa concordato con Bruxelles: è fissato in euro, su previsioni di inflazione ben inferiori a quella attuale. Le spese indicizzate, il 20,4% del Pil secondo il governo, crescono da sole e consumano il margine, mentre le maggiori entrate IVA non lo allargano. Prima ancora che la manovra decida qualcosa, l'inflazione ha già ridotto lo spazio per le scelte discrezionali.
- La prima voce di spesa, le pensioni, si muove in automatico. La rivalutazione di gennaio 2027 era stimata in circa 10 miliardi con l'inflazione acquisita al 2,9% di agosto - a settembre è salita al 3,1%; ogni decimo in più di inflazione si traduce in meno risorse per energia, fisco e incentivi;
- Tra famiglie, imprese e difesa, le scelte sono già cominciate. Dei 28 miliardi in deroga, secondo le ricostruzioni di stampa, metà va all'energia e metà alla difesa. Per l'energia si parla di ecobonus al 65%, sul fisco di Irpef al 33% fino a 60mila euro. I dati sul lavoro indicano uno shock di reddito, non un eccesso di domanda - un argomento per aiuti mirati;
- Il conto dei salari è la scelta rinviata, a partire dallo Stato datore di lavoro. I rinnovi seguono un indice senza energia importata, al 2,4% contro il 4,1% di settembre. Dei 3,9 milioni di dipendenti in attesa di rinnovo, 2,8 sono pubblici: senza il contratto 2025-27 gli stipendi restano ai livelli precedenti. Rinnovare a quell'indice tiene i conti, ma allarga la perdita di potere d'acquisto.
Adesso
- Breve termine (9-20 ottobre 2026): l'Ecofin del 9, il voto a maggioranza assoluta del 13 sulla spesa in deroga e la legge di bilancio del 20 fissano quanto va a energia, fisco e difesa. Conta perché dopo il 20 la ripartizione cambia solo con gli emendamenti. Da qui dipende se il sostegno all'energia raggiunge anche le imprese energivore o resta alle famiglie;
- Medio termine (21 ottobre 2026 – gennaio 2027): Eurostat valida il deficit 2025 il 21 ottobre, la Commissione dà il parere sulla manovra il 24 novembre, a gennaio scatta la rivalutazione delle pensioni. Conta perché un'inflazione 2026 sopra il 3% alza la spesa oltre le stime. L'esito determina il rischio di correzioni nel 2027, a partire da incentivi e crediti d'imposta;
- Lungo termine (giugno 2027 e rinnovi 2027-28): l'Istat pubblica il consuntivo 2026 dell'indice contrattuale e lo scarto dal 2,4% previsto, base dei recuperi nei rinnovi pubblici e privati. Conta perché un divario ampio alimenta la pressione a cambiare riferimento. Su questo si misurano il costo dei rinnovi pubblici per il bilancio e il costo del lavoro nei piani 2027-28.