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Industria africana bloccata da 3 gap e i modelli di rischio falliscono
Industria africana bloccata da 3 gap e i modelli di rischio falliscono

Cosa è successo?
L’Africa Economic Update della World Bank introduce un cambio di prospettiva sulla politica industriale africana: il problema non è la scelta dei settori ma l’architettura istituzionale che sostiene gli interventi. Il rapporto identifica tre gap strutturali che spiegano la divergenza nei risultati: il selection gap (strumenti limitati a tariffe e controlli per mancanza di spazio fiscale e capacità amministrativa), il dosage gap (interventi troppo piccoli e brevi per generare apprendimento industriale) e il complementarity gap (assenza di infrastrutture, energia, competenze e sistemi di certificazione). Il caso di successo dell’Hawassa Industrial Park in Etiopia (25.000 lavoratori e $240 milioni di export annuo) dimostra che i risultati emergono solo quando l’intervento industriale è preceduto da investimenti sistemici in infrastrutture e capitale umano.
Perché è importante?
Per il settore assicurativo, questo framework sposta radicalmente il punto di osservazione del rischio. Nei modelli tradizionali di project finance e political risk, l’analisi si concentra sul singolo progetto (struttura finanziaria, sponsor, domanda attesa) mentre il report mostra che il vero driver di successo o fallimento è l’ecosistema circostante. In contesti caratterizzati da carenze energetiche, logistiche e istituzionali, anche progetti teoricamente solidi presentano un rischio elevato di mancata completazione o di underperformance operativa. Questo implica una sottostima sistematica del rischio nei portafogli esposti a infrastrutture e investimenti industriali africani, in particolare per strumenti come garanzie di investimento, trade credit e coperture di rischio politico.
E adesso?
Per gli assicuratori e gli investitori, la valutazione della bancabilità deve evolvere verso un approccio ecosistemico. Questo significa integrare nei modelli di rischio variabili come affidabilità energetica, qualità logistica, capacità amministrativa e disponibilità di competenze locali, trattandole come condizioni necessarie e non accessorie. In parallelo, aumenta la rilevanza di strutture di de-risking multilivello, inclusi interventi di istituzioni multilaterali e blended finance, per colmare i gap sistemici. In assenza di questa revisione metodologica, il rischio è continuare a finanziare e assicurare progetti che appaiono solidi su carta ma operano in contesti incapaci di sostenerli, con impatti diretti su performance e sinistrosità dei portafogli.