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In Ue mancano 60.000 infermieri e la crisi della forza lavoro entra nell’agenda dell'Europarlamento

Cos’è successo
In Italia la pressione sulla forza lavoro sanitaria è sempre più un tema strutturale: il Country Health Profile 2025 (State of Health in the EU) segnala che, pur con una densità medica alta, il sistema soffre carenze di infermieri, legate a formazione limitata e retribuzioni poco competitive, in un contesto di spesa sanitaria pubblica relativamente bassa rispetto alla media Ue (Italia 8,4% del Pil nel 2023; fonti pubbliche 73%).
A livello europeo, il tema è ormai formalmente dentro l’agenda della nuova commissione Sant (dal francese Santé publique) del Parlamento europeo (Public Health), è nata originariamente con lo status di sottocommissione dipendente. Nei suoi materiali e briefing viene citata esplicitamente la workforce shortage come una delle principali sfide dei sistemi sanitari Ue.
Perché conta
- È il collo di bottiglia della prevenzione: senza infermieri (territorio, cronicità, prevenzione) aumentano accessi impropri e si sposta tutto sull’ospedale;
- Impatta resilienza e preparedness: piani pandemici e risposta a crisi funzionano solo se c’è capacità “di base” (turni, triage, assistenza domiciliare, continuità);
- È una crisi europea, non solo italiana: un briefing del Parlamento Ue rileva che 20 Paesi membri riportano carenze di medici e 15 carenze di infermieri (dati Ocse).
Adesso
- Italia: la leva più immediata è rendere la professione infermieristica più “attrattiva” (formazione, carriera, condizioni, pay), perché il problema non è solo formare ma trattenere;
- La Sant sta trattando il tema come priorità, ma le competenze UE sulla workforce sono limitate; il valore concreto può arrivare da strumenti indiretti (fondi, standard, mobilità, dati, condizioni di lavoro) e da pressione politica coordinata.