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In Italia un giovane su 5 nella fascia 20-24 anni è un Neet, 3 policy per contrastare il fenomeno dei giovani inattivi

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In Italia un giovane su 5 nella fascia 20-24 anni è un Neet, 3 policy per contrastare il fenomeno dei giovani inattivi

Cos’è successo

L'OCSE, l'organizzazione internazionale che riunisce le economie più sviluppate del pianeta, ha confermato nel suo ultimo rapporto un primato negativo per l'Italia, dove nel 2025 oltre il 15% dei giovani tra 15 e 29 anni non studiava, non lavorava e non si formava. Questo dato, pur restando tra i più alti dell'area, evidenzia un netto calo di 11 punti percentuali rispetto al 26% registrato dieci anni prima. Nonostante il progresso, la quota di NEET italiani rimane un'emergenza strutturale.

Tra i 20-24 anni, l'età dell'ingresso nel mercato del lavoro, è neet un giovane su cinque (17,5%): terzo peggior risultato OCSE dopo Turchia (26,5%) e Messico (18%). Tra i diplomati degli istituti professionali la quota tocca il 22,5% contro il 13,8% della media Ue, e nel Mezzogiorno supera il 20%. Intanto ISTAT stima cinque milioni di persone in età lavorativa in meno entro il 2040 e un terzo in meno entro il 2060.

Perché conta

Il conto non lo pagano solo gli inattivi. La platea che versa contributi si assottiglia mentre la spesa legata all'età sale: almeno un punto di PIL in più entro metà anni Trenta per le pensioni, mezzo punto per sanità e assistenza. Aggiungete la fuga dei laureati - nel 2024 le partenze crescono del 36,5%, metà di chi lascia ha una laurea - e la base imponibile si stringe proprio mentre Roma deve mostrare una traiettoria del debito credibile. Il dossier NEET diventa così fiscale. L'OCSE indica tre leve, in ordine di peso:

  • Cuneo fiscale: sostituire bonus e crediti temporanei con un taglio permanente del prelievo sui salari bassi, oggi al 38,1% per chi guadagna il 67% del salario medio, con salari reali medi sotto il livello del 1990 e il 39% dei 15-29 a termine;
  • Ponte scuola-lavoro: portare stage curricolari e apprendistato dal 17,5% dei quindicenni verso il 33,2% OCSE ed estendere gli ITS Academy, che vincolano il 35% del monte ore all'azienda. In Germania chi ha fatto uno stage da adolescente arriva a 23-25 anni con salari fino al 10% più alti;
  • Sì, ma senza targeting il resto è marketing: il NEET medio non esiste - uomini in disoccupazione lunga, donne in inattività per carichi familiari, soprattutto straniere - e nel 2024 solo il 60% circa delle assunzioni under 35 ha usato il Bonus Giovani.

Adesso

  • Manovra d'autunno 2026: l'OCSE chiede di sostituire bonus e crediti temporanei con un taglio permanente del cuneo sui salari bassi, spostando il carico su patrimonio, imprese e successioni. Il calo della seconda aliquota dal 35% al 33% già in bilancio 2026 non è mirato: se la Manovra replica la logica del bonus, il tasso NEET si muove poco.
  • PNRR verso la chiusura: gli ITS Academy, con il 35% di formazione in azienda, e le 90-210 ore obbligatorie di lavoro nel triennio finale sono le leve già finanziate, ma l'adesione ai licei del made in Italy resta limitata. Il termometro è la quota di quindicenni con uno stage: 17,5% contro 33,2% OCSE.
  • 2027 come prova del nove territoriale: uomini NEET per disoccupazione lunga, donne per carichi familiari, con i centri per l'impiego del Sud come collo di bottiglia. L'outreach costa poco - mediatori coetanei come in Svezia e Bulgaria, piattaforma AppLI - mentre la difesa al 3,5% del PIL entro il 2035 restringe lo spazio di bilancio.

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