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In Italia il 78% delle perdite da catastrofi naturali non è assicurato

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In Italia il 78% delle perdite da catastrofi naturali non è assicurato

Cos’è successo

Il think tank britannico Inside Track ha pubblicato il 14 ottobre un memo intitolato “Sounding the Alarm”, basato sulle testimonianze anonime di circa venti dirigenti senior attuali ed ex di compagnie assicurative, riassicurative e broker di tutta Europa e Regno Unito. Il documento denuncia che gli assicuratori europei si stanno progressivamente ritirando dalla copertura dei rischi climatici, scaricando sempre più le perdite su governi e proprietari di casa — un ritiro che, secondo gli autori, “è già iniziato e ora accelererà”.

Secondo l’EIOPA (l’autorità europea di vigilanza assicurativa), oggi in Europa solo un quarto delle perdite da catastrofi naturali risulta assicurato; in Italia, secondo Swiss Re, la quota di perdite non coperte arriva addirittura al 78%.

Perché conta

  • Il memo descrive tre fasi progressive del ritiro: prima si alzano i prezzi delle polizze, poi si restringe la copertura (escludendo per esempio il rischio incendio dalle polizze sugli edifici — una modifica che, rinnovandosi i contratti ogni 12 mesi, gli assicuratori possono introdurre con poco attrito), infine, se il rapporto tra premi e sinistri non si riequilibra, si abbandona del tutto certe aree geografiche o settori;
  • Gli autori denunciano un problema ancora più delicato: modellatori di catastrofi e attuari di alcune compagnie sarebbero sotto pressione interna per “limare al ribasso” le proiezioni climatiche, pur di mantenere in piedi gli affari — un’accusa che, se confermata, indicherebbe un mispricing sistematico del rischio su scala europea;
  • Un membro del board di Allianz, Günther Thallinger, ha più volte avvertito che alcune aree geografiche e alcuni rischi si stanno spostando oltre la soglia di ciò che gli assicuratori possono coprire a prezzi sostenibili — un segnale che arriva dall’interno di uno dei maggiori gruppi assicurativi del continente, non solo da fonti anonime esterne.

Adesso

  • La Banca Centrale Europea e l’EIOPA hanno già ipotizzato uno schema pubblico-privato di riassicurazione a livello Ue per affrontare il problema, mentre la Commissione europea ha annunciato il 16 settembre la creazione di una Climate Insurance Alliance — di cui però governance, finanziamento e disegno dei prodotti non erano ancora stati resi pubblici al momento della stesura del memo;
  • Il contrasto tra Paesi europei resta marcato: mentre in Italia il protection gap tocca il 78%, in Francia il modello pubblico-privato gestito dalla CCR (Caisse Centrale de Réassurance) permette di assicurare circa il 97% della popolazione contro le catastrofi naturali — un esempio spesso citato di come un disegno istituzionale diverso possa ridurre drasticamente il divario;
  • Resta da vedere se iniziative come la Climate Insurance Alliance riusciranno a invertire la tendenza descritta dal memo prima che il “nuovo paradigma di rischio” — per usare le parole della stessa EIOPA — si traduca in un numero crescente di famiglie e imprese europee lasciate senza alcuna rete di protezione economica in caso di disastro.

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