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In Africa la domanda di acqua è cresciuta del 26% in dieci anni e il 65% va all'agricoltura irrigua

Cos’è successo
La domanda di acqua in Africa è aumentata del 26% in dieci anni, passando da 274 a 347 chilometri cubi all'anno tra il 2010 e il 2020, mentre circa 717 milioni di persone continuavano a non avere acqua corrente nelle proprie abitazioni. È quanto emerge da uno studio coordinato da Davy Vanham e realizzato da ricercatori dell'International Water Management Institute (Iwmi) e dell'Università di Groningen, nei Paesi Bassi, pubblicato sulla rivista Nature, a cui hanno contribuito Santiago Vaca-Jiménez e Winnie Gerbens-Leenes dell'ateneo olandese.
La ricerca offre una delle ricostruzioni più dettagliate della distribuzione geografica e settoriale della domanda idrica nel continente: gli scienziati hanno analizzato consumi e necessità idriche di 49 Paesi, raccogliendo informazioni dalle statistiche nazionali, dai registri di oltre 450 società di gestione dell'acqua, da 2.534 centrali elettriche e 682 miniere, oltre che dalle mappe delle coltivazioni e degli allevamenti.
Perché conta
- L'agricoltura irrigua è il primo settore di domanda e assorbe il 65% del totale, seguita da approvvigionamento domestico e urbano con il 17% e produzione di elettricità con il 10%, mentre la quota restante riguarda industria manifatturiera, allevamento e attività minerarie;
- Il dato dei 717 milioni di persone senza acqua corrente nel 2020 mostra il divario tra l'aumento della domanda complessiva e l'accesso effettivo ai servizi idrici, e in alcune regioni la scarsità non dipenderebbe necessariamente dall'insufficienza delle risorse naturali ma dalla mancanza di infrastrutture capaci di distribuirle alla popolazione;
- La carenza di informazioni affidabili ha finora ostacolato la pianificazione degli investimenti e la gestione della competizione tra agricoltura, città, industria e produzione energetica. "L'Africa non può gestire ciò che non riesce a vedere", affermano Vaca-Jiménez e Gerbens-Leenes: "Per troppo tempo, gravi lacune nei dati affidabili sull'acqua hanno reso difficile comprendere dove aumentano le pressioni e come le diverse esigenze competano per la stessa risorsa".
Adesso
- Secondo gli autori, la nuova mappatura può aiutare i governi a individuare le aree prioritarie per gli investimenti nelle infrastrutture. Ipotesi: i dati per Paese e per settore potrebbero entrare nei piani nazionali sull'acqua e nei progetti finanziati da donatori;
- La stessa mappatura può servire a programmare una gestione più sostenibile dell'acqua, anche in relazione agli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Ipotesi: con l'agricoltura irrigua al 65% della domanda, il confronto con le esigenze di città ed energia si giocherà soprattutto sull'efficienza dell'irrigazione;
- Resta da capire come l'uso dei dati si tradurrà in scelte. Ipotesi: nelle aree dove la scarsità dipende da infrastrutture mancanti più che da risorse insufficienti, la priorità potrebbe essere la distribuzione e non l'aumento dell'offerta.