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Il prezzo del caffè arabica sale del 30% in un mese per il ritardo del raccolto brasiliano

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Il prezzo del caffè arabica sale del 30% in un mese per il ritardo del raccolto brasiliano

Cos’è successo

Il prezzo dell'arabica è tornato a correre sui mercati finanziari, con le quotazioni salite del 30% in appena un mese fino a toccare di nuovo i livelli record dello scorso gennaio: il contratto di settembre sull'ICE Futures di New York ha chiuso il 7 agosto a 335,55 centesimi per libbra, con un rialzo giornaliero di 13,9 centesimi. A pesare è soprattutto il ritardo del raccolto brasiliano, arrivato al 29 luglio al 78% del nuovo raccolto contro il 90% nello stesso periodo dell'anno scorso, in un contesto di scorte già basse sia nei magazzini che sulle borse merci.

Il robusta londinese, al contrario, si muove nella direzione opposta ed è sceso di 20 dollari, a 3.767 dollari a tonnellata.

Perché conta

  • Il rialzo rovescia le aspettative di inizio anno: il raccolto record del Brasile, insieme alla crescita dell'offerta da Vietnam, per cui l'Usda stima 32,5 milioni di sacchi da 60 kg nel ciclo 2026/27 (+2,5%), e da Colombia avrebbe dovuto spingere i prezzi verso il basso, tanto che Nestlé aveva persino ipotizzato riduzioni sui prezzi di Nescafé e Nespresso;
  • Sono stati invece i ritardi nella raccolta e le scorte scarse a rovesciare il quadro, mostrando come il prezzo dell'arabica sia oggi guidato più dai tempi di raccolta e dai livelli di stoccaggio che dal volume aggregato di offerta globale;
  • La divergenza tra arabica in rialzo e robusta in calo segnala inoltre che il mercato del caffè si sta segmentando: le due varietà, storicamente correlate, rispondono ormai a dinamiche di domanda e origine sempre più distinte.

Adesso

  • L'impatto sui consumatori italiani è già visibile: nel 2025 il prezzo della tazzina al bar è salito in media del 21%, superando spesso 1,50 euro, e la nuova fiammata sui mercati finanziari lascia presagire ulteriore pressione sui listini quando i costi del caffè verde si trasferiranno ai torrefattori;
  • Sullo sfondo resta El Niño, che secondo le previsioni più accreditate terrà i prezzi elevati per almeno un altro paio d'anni, alterando i regimi di pioggia nelle aree tropicali produttrici e rendendo sempre più centrale il tema della copertura assicurativa del rischio climatico per i piccoli coltivatori, come dimostra il recente programma di polizze parametriche lanciato dalla Colombia;
  • Anche la normativa conta: i compratori internazionali stanno già pagando un premio di circa 50 dollari a tonnellata per il caffè vietnamita conforme all'EUDR, il regolamento europeo anti-deforestazione, segno che la geografia del commercio del caffè si sta ridisegnando anche per ragioni regolatorie, non solo climatiche.

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