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Il nuovo disegno di legge sulla concorrenza stanzia 120 mln per la rete dei carburanti e avvia la riforma delle assicurazioni auto

Cos’è successo
Il governo porta in Consiglio dei ministri il quarto disegno di legge annuale sulla concorrenza. Il cuore del provvedimento è la riforma della rete carburanti, ferma da due anni, e una delega per riscrivere l’assicurazione RC auto, con ritocchi su telecomunicazioni e tv. Il ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, punta all’approvazione entro fine 2026.
La parte carburanti introduce un contratto tipo tra compagnie e gestori, con durata minima di quattro anni e sanzioni fino a 200 mila euro per chi usa forme contrattuali diverse. Un fondo da 120 milioni finanzia la conversione in colonnine o biocarburanti, con un contributo fino al 50% e a 60 mila euro. La delega RC auto fissa la rotta e dà al Governo nove mesi per riscrivere le regole e ridurre il peso del fattore territoriale sul premio.
Perché conta
Il Ddl Concorrenza dovrebbe rimuovere ostacoli normativi e amministrativi e promuovere liberalizzazioni, come chiede da anni l’OCSE per i servizi italiani. Sui carburanti la mossa è ambivalente: alza i controlli in ingresso e regola i contratti in un settore frammentato e protetto, a favore di operatori più trasparenti, ma restringe la flessibilità contrattuale e impone un modello più regolato alla filiera. Regolarizzare un mercato non significa liberalizzarlo. Ed è il quarto provvedimento del genere che evita le rendite più scomode sul piano politico. Bruxelles, con EU Inc, punta a far nascere una società in 48 ore riducendo il ruolo del notaio. Ma Italia e Germania sono tra i Paesi che vogliono difenderlo.
- L’OCSE, nel rapporto sulla competitività 2026, chiede di ridurre le barriere nei servizi, semplificare le autorizzazioni e mettere a gara le concessioni alla scadenza: il testo non manda a gara nulla e lascia intatte le rendite più dure, dai balneari ai tassisti alle professioni come i notai;
- L’Indice di libertà economica segnala una giustizia civile lenta che pesa su investimenti e competitività, un giudizio condiviso dall’OCSE: il Ddl non la affronta e apre solo un arbitrato privato per le liti tra compagnie e gestori;
- Sì, ma a guadagnarci sono soprattutto i gestori, protetti da contratti minimi e penali: la riforma pulisce e standardizza il mercato, non lo apre a nuovi operatori, e l’UNC teme un effetto di chiusura.
Adesso
- Il testo arriva in Consiglio dei ministri entro luglio e il governo vuole chiudere l’iter entro dicembre 2026: una prima versione era pronta già a luglio 2025 e fu sospesa, e la partita vera è se l’equilibrio negoziato reggerà agli emendamenti, con i gestori di FAIB e FEGICA pronti allo sciopero se la riforma viene svuotata;
- Sulla RC auto la delega fissa criteri e scadenze ma rinvia la sostanza ai decreti: revisione del bonus malus, taglio del fattore territoriale, cioè i premi più alti al Sud, risarcimento diretto e antifrode sono attesi nel 2027, con il rischio che le deleghe si annacquino e i tempi slittino;
- Sul fronte europeo il negoziato su EU Inc, proposta a marzo 2026, prosegue tra Parlamento e Consiglio e l’infrazione UE sui balneari resta aperta: la spinta strutturale alla concorrenza continuerà ad arrivare da Bruxelles, mentre Roma legifera ai margini e difende le rendite più costose.