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Il Fondo Ue per la competitività destina 125 dei suoi 234 miliardi a difesa e spazio

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Il Fondo Ue per la competitività destina 125 dei suoi 234 miliardi a difesa e spazio

Cos’è successo

Il 16 giugno il Consiglio dell'Ue ha adottato la posizione negoziale parziale sul Fondo europeo per la competitività (FEC), pilastro del bilancio 2028-2034. L'accordo, però, non include dati su cifre e il criterio di ripartizione tra gli Stati membri, rinviati al negoziato complessivo.

Il Fondo vale circa 234 miliardi propri (409 con Horizon Europe) e accorpa 14 programmi in quattro finestre: difesa e spazio ~125 mld, leadership digitale ~51,5, transizione pulita ~26,2, salute e biotech ~20,4. La ripartizione per settori esiste, quella per Paesi no.

Perché conta

La partita distributiva non è più settoriale - già fissata nelle quattro finestre - ma riguarda il criterio di scelta e di allocazione fra Stati. Il Fondo, infatti, non prevede quote nazionali: l'assenza di un riparto geografico è ciò su cui il negoziato si è arenato il 10 giugno, prima dell'intesa parziale.

  • I settori sono già scritti nel regolamento, ma con liste aperte e senza criterio di scelta esplicito. Il testo nomina tecnologie precise - IA e AI Factories, quantum e semiconduttori nel digitale; materie prime critiche, spazio e allineamento NATO nella sicurezza; manifattura net-zero nel clima - ma con formula non esclusiva. La Corte dei conti Ue rileva che manca la base con cui quelle priorità sono state fissate: la selezione reale slitta ai programmi di lavoro annuali;
  • La concentrazione su difesa e spazio risponde a un bisogno di capacità industriale strategica da costruire in fretta. Sono comparti a lungo ciclo dove la domanda pubblica serve a portare a scala la produzione, dalle munizioni allo spazio, e dove l'Ue ha già una base industriale: difesa e manifattura di precisione vedono forti Germania, Francia e Italia. È invece su IA, semiconduttori e quantum che l'Europa insegue di più, dietro in 7 tecnologie critiche su 8;
  • Sul riparto per Paesi l'Italia perde con entrambi i modelli in campo. Un Fondo a merito favorisce gli ecosistemi d'innovazione più forti (Germania, Francia, Nordici), uno a bilanciamento geografico costerebbe tagli alla coesione. Il profilo italiano - forte per numero di imprese (2ª nell'Ue in microelettronica), ma debole per brevetti e capitale (nel biotech circa quattro volte meno della Germania) - è proprio più penalizzato.

Adesso

  • Breve termine (settembre-ottobre 2026): il voto in commissione ITRE, poi in plenaria, sulla relazione che propone di alzare la dotazione da €234 a ~€258 mld e di ancorare più stretto il Fondo a Horizon. L'aspetto da osservare è se il Parlamento reintroduce linee di spesa settoriali predefinite contro la flessibilità chiesta dalla Commissione. Da qui dipende se le filiere italiane difendono ex ante una finestra specifica o solo si adattano ai programmi di lavoro annuali;
  • Medio termine (fine 2026): la chiusura del negoziato MFF complessivo, dove rientrano cifre e criterio di riparto. Da osservare è se entrano criteri geografici e con quale contropartita sui fondi di coesione. L'esito determina se l'Italia arriva al tavolo avendo concentrato le proprie misure o indebolita dalla dispersione interna dei 2.700 incentivi già segnalati da Bruxelles;
  • Lungo termine (2027-2028): l'adozione del regolamento ed entrata in vigore. Da monitorare la calibrazione della "preferenza europea" e il perimetro dei programmi di lavoro annuali, dove la Commissione guadagna discrezionalità. Su questo si misura se convenga ancorare i piani industriali al canale FEC o ai canali bilaterali e di coesione.

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