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Il deficit confermato al 3,1% condizionerà la Manovra 2027 per 3 motivi

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Il deficit confermato al 3,1% condizionerà la Manovra 2027 per 3 motivi

Cos’è successo

L'Istat conferma al 3,1% il deficit 2025, lo stesso dato di aprile. Sfuma così la chiusura anticipata della procedura europea per disavanzo eccessivo, possibile a novembre solo con un dato sotto il 3%. Il ministro Giorgetti indica il 2027 come nuovo traguardo: la domanda è se la prossima manovra lo renda raggiungibile.

Il disavanzo scende dal 3,4% del 2024, con pressione fiscale al 42,9% (+0,7 punti) e debito al 136,7%. Per uscire serviva un dato non oltre il 2,94%, contro il 3,079% registrato. Con la soglia centrata, il governo avrebbe chiesto uno scostamento di 10 miliardi nel 2027 e 20 nel 2028 per energia e difesa

Perché conta

Il costo del 3,1% si misura in margine. Fuori dalla procedura, i 36 miliardi della clausola europea per energia e difesa non sarebbero entrati nei conteggi del Patto di stabilità; dentro, contano per intero. La conseguenza meno ovvia è che la clausola avrebbe potuto coprire anche spese già previste in bilancio, liberando risorse per altre misure: l'anno scorso la revisione del PNRR ne liberò così 5,1 miliardi.

  • La Manovra 2027 dovrà reggersi su tagli e nuove entrate. Secondo le prime indicazioni vale circa 25 miliardi, a fronte di richieste dei partiti oltre i 30. Le misure già sul tavolo pesano: l'esenzione dal bollo 2027 costa 2,36 miliardi, l'Irpef al 33% fino a 60.000 euro tra 2,7 e 3 miliardi l'anno;
  • Per chi fa il pieno, il sostegno si sposta dal distributore al bollo. Lo sconto sul gasolio scende da 12,2 a 6,1 centesimi e scade il 5 ottobre, quando torna il meccanismo delle accise mobili. Nel 2027 l'esenzione dal bollo vale in media 168 euro per auto. L'implicazione meno immediata: oltre il 60% della copertura viene da economie del PNRR, spendibili una sola volta, e per il 2028 non c'è copertura;
  • La clausola da 36 miliardi e l'uscita nel 2027 non reggono senza cambiamenti drastici insieme. Per chiudere la procedura la Commissione deve prevedere il deficit sotto il 3% nell'anno in corso e nel successivo: nel 2027 guarderà al 2027-2028, gli anni in cui si concentra la spesa per energia e difesa. Resta aperto come l'ultima manovra della legislatura concilierà spesa promessa e rientro.

Adesso

  • Breve termine (9-20 ottobre 2026): l'Ecofin del 9 ottobre dovrebbe attivare la clausola, il disegno di legge di bilancio entro il 20 ne fissa i numeri. La soglia è il deficit programmatico 2027 e 2028: sotto il 3% il percorso d'uscita regge, se la clausola lo spinge oltre l'uscita slitta di fatto. Su questo si misura quanta spesa per difesa ed energia partirà davvero nel 2027;
  • Medio termine (aprile-luglio 2027): la notifica di aprile certifica il 2026, stimato dal governo al 2,9% e dal Sole 24 Ore tra 2,7% e 2,8%. Il rischio è una sorpresa come nel 2025, quando il Superbonus costò 8,1 miliardi, quattro volte le stime iniziali. Con un voto anticipato, la decisione europea di inizio estate cadrebbe su una nuova legislatura;
  • Lungo termine (2028): si chiude la finestra della clausola e si concentra la spesa per la difesa. L'esito dell'uscita determina se quella spesa avrà lo scudo della flessibilità europea o peserà sul vincolo del 3%. Se il bollo diventa strutturale, servono circa 2,3 miliardi l'anno ancora da trovare.

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