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Il crollo del ponte di Baltimora diventa il più grande sinistro assicurativo nella storia della navigazione, la perdita sale a 2,8 mld

Cos’è successo
La perdita assicurata legata al crollo del Francis Scott Key Bridge di Baltimora — causato dalla nave portacontainer Dali nel marzo 2024 — è salita a oltre 2,8 miliardi di dollari, con un incremento dell'87% rispetto alla stima di lavoro di 1,5 miliardi che aveva guidato il mercato fino ai rinnovi di inizio 2026. Il nuovo dato, secondo il broker Howden Re, consuma già il 93% della torre riassicurativa da 3 miliardi di dollari dell'International Group of P&I Clubs, il consorzio che raggruppa i club marittimi mutualistici.
Con questa cifra, l'incidente supera l'incaglio della Costa Concordia (circa 1,6 miliardi) come il più grande sinistro assicurativo marine mai registrato. Un accordo tra lo Stato del Maryland e Chubb copre circa 2,5 miliardi dei 2,8 totali. L'aumento riflette una gamma di responsabilità più ampia di quanto inizialmente previsto: ricostruzione del ponte, inquinamento, rimozione del relitto e mancati introiti dai pedaggi.
Perché conta
- Il peso della perdita ricadrà quasi interamente sui mercati riassicurativi e di retrocessione, non sugli assicuratori diretti: secondo Howden Re, la concentrazione del rischio nei grandi riassicuratori significa che per alcuni operatori questo potrebbe rappresentare un sinistro singolo molto rilevante rispetto al proprio capitale;
- L'impatto sui prezzi non si è ancora visto: poiché il 90% dei programmi coinvolti era già stato collocato prima dell'aumento della riserva, le implicazioni sui prezzi si vedranno solo ai rinnovi marine del 2027, non in quelli già chiusi nel 2026 — un caso da manuale di sinistro che matura più lentamente del ciclo di rinnovo che dovrebbe prezzarlo;
- Il contesto di mercato attenua l'impatto: il crollo di Baltimora arriva in un momento di forte softening del mercato riassicurativo globale (i tassi property cat sono scesi del 16% ai rinnovi di luglio 2026, con capitale alternativo a livelli record) — anche un sinistro-record come questo fatica quindi a invertire da solo la tendenza generale al ribasso dei prezzi.
Adesso
- Il vero rischio da monitorare è geografico: secondo Julian Enoizi (CEO Europa di Guy Carpenter), le perdite restano contenute perché gli incendi hanno finora colpito soprattutto aree rurali a bassa esposizione immobiliare, ma il quadro potrebbe cambiare rapidamente se le fiamme raggiungessero zone più densamente popolate come Madrid o Bordeaux;
- Un elemento tecnico da seguire per il mercato riassicurativo: le autorità hanno identificato il responsabile degli incendi della Gironda, e l'assicuratore di responsabilità civile di quella persona potrebbe affrontare una richiesta di surroga da parte degli assicuratori immobiliari — un possibile meccanismo di recupero parziale delle perdite già sostenute;
- Il tema si inserisce in un dibattito più ampio nel settore, alimentato dai dati Swiss Re: con perdite assicurate globali da catastrofi naturali nel primo semestre 2026 già inferiori del 16% alla media decennale, cresce la pressione per riclassificare il wildfire da "pericolo secondario" a rischio primario nei modelli catastrofali, proprio mentre la sua crescita superiore all'8% l'anno lo rende sempre meno "secondario" nei fatti.