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Il costo del capitale varia dal 4% al 10% a seconda dell'industria, con picchi nei comparti di semiconduttori avanzati e ricerca automotive

Cos’è successo
Il McKinsey Global Institute, nel report Catalyzing Competitiveness: Where Investment Happens and Why, evidenzia come il costo del capitale, gli incentivi pubblici e le politiche industriali stiano modificando profondamente la competitività dei diversi settori produttivi. Il messaggio principale è che il rischio economico non è più spiegato principalmente dalla geografia, ma dalla struttura industriale e dal livello di sostegno pubblico.
Per il settore assicurativo, questo implica che il rischio finanziario sottostante agli asset assicurati e agli investimenti non può più essere valutato esclusivamente sulla base del Paese di appartenenza. In molti casi, i prezzi di mercato riflettono solo parzialmente il rischio effettivo, soprattutto nei comparti caratterizzati da forte intervento statale, eccesso di capacità produttiva o finanziamento agevolato.
Perché conta
Per gli assicuratori-investitori e per le linee credito, cauzioni, D&O e political risk, la segmentazione del rischio diventa sempre più industriale anziché geografica.
- Il costo del capitale varia soprattutto tra industrie, non tra regioni. Il report mostra che il WACC si colloca tra il 4% e il 7% nei settori con ricavi regolati o contrattualizzati (come nucleare e solare), sale al 7-8% nelle industrie maggiormente esposte al ciclo economico (acciaio, polietilene) e raggiunge l'8-10% nei comparti ad alta intensità tecnologica e di innovazione, come semiconduttori avanzati e ricerca automotive. Per gli investitori istituzionali, la natura del business diventa quindi un indicatore di rischio più rilevante della localizzazione geografica dell'investimento;
- Il costo del capitale cinese appare competitivo ma incorpora un forte sostegno pubblico. Il report evidenzia che il WACC delle imprese cinesi risulta spesso allineato ai livelli occidentali grazie all'accesso privilegiato a finanziamenti sostenuti dallo Stato e alla prevalenza di grandi aziende vicine al settore pubblico. Parallelamente, i sussidi industriali sono quasi triplicati dal 2008: in media rappresentano circa il 2,5% dei ricavi delle imprese cinesi, contro circa l'1% in Nord America e meno dello 0,5% in Europa, con punte vicine al 10% dei ricavi per alcuni produttori cinesi di semiconduttori. A questo si aggiunge una sottovalutazione del renminbi stimata dal FMI tra il 12% e il 21% nel 2025, che rafforza ulteriormente la competitività dell'export;
- La combinazione tra sussidi ed eccesso di capacità può nascondere rischi finanziari crescenti. Secondo MGI, il capitale impiegato nell'industria cinese è circa 1,7 volte quello di Europa e Stati Uniti rispetto alla dimensione dell'economia, mentre i ritorni sul capitale risultano circa 40% inferiori. L'eccesso di capacità produttiva in numerosi comparti manifatturieri aumenta quindi il rischio di deterioramento degli asset, pressione sui margini e potenziali insolvenze, non sempre riflessi nei prezzi di mercato o nei rating sovrani.
Adesso
- Gli assicuratori dovranno rafforzare la segmentazione settoriale nei portafogli di investimento e nelle linee trade credit, D&O, surety e political risk, privilegiando la qualità economica dell'industria rispetto al solo rischio-Paese;
- Le politiche industriali e i sussidi pubblici diventeranno un elemento strutturale dei modelli di underwriting e capital allocation, poiché possono comprimere artificialmente il costo del capitale senza eliminare il rischio sottostante;
- Nei settori caratterizzati da forte sostegno statale e sovraccapacità produttiva sarà necessario monitorare con maggiore attenzione accumuli di esposizione, concentrazione settoriale e possibili correzioni di valore qualora gli incentivi pubblici vengano ridotti o la domanda rallenti.
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