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Il carbon sink delle foreste europee è crollato del 37% in 10 anni, da 466 a 295 megatonnellate di CO₂ annue

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Il carbon sink delle foreste europee è crollato del 37% in 10 anni, da 466 a 295 megatonnellate di CO₂ annue

Cos’è successo

Uno studio pubblicato su Forest Ecology and Management mostra che la capacità delle foreste europee di assorbire CO₂ si è ridotta da 466 a 295 MtCO₂eq l’anno tra il 2010 e il 2020, una contrazione di circa il 37%. Le foreste coprono il 40% della superficie dell’Ue e continuano ad assorbire circa 280 MtCO₂eq annue, ma siccità, ondate di calore e stress climatico stanno erodendo rapidamente questa funzione.

Gli eventi estremi stanno diventando sempre più frequenti e persistenti. La siccità del 2003 ridusse la produttività primaria lorda (GPP) forestale del 30%, mentre quella del 2018 provocò una riduzione del carbon uptake di 56-62 TgC nelle aree colpite. Secondo gli autori, il deficit di pressione di vapore atmosferico (VPD), uno dei principali indicatori di stress idrico, potrebbe triplicare entro fine secolo.

Perché conta

Il declino del carbon sink forestale europeo mette in discussione molte assunzioni utilizzate nei modelli climatici, assicurativi e nei mercati dei crediti di carbonio. Le foreste stanno diventando meno resilienti proprio mentre aumenta il loro ruolo nelle strategie di decarbonizzazione.

  • I modelli Nat Cat e wildfire che assumono una relativa stabilità delle condizioni forestali rischiano di sottostimare frequenza e severità dei danni futuri causati da siccità, incendi e degrado ecosistemico;
  • I prodotti parametrici basati su indici climatici o dati satellitari devono essere ricalibrati perché le baseline ecologiche stanno cambiando rapidamente e in modo strutturale;
  • Il settore LULUCF europeo rischia di non raggiungere gli obiettivi climatici: le proiezioni indicano già uno shortfall di circa 42 MtCO₂eq rispetto ai livelli di assorbimento richiesti dalla normativa Ue.

Adesso

  • Assicuratori, investitori e operatori forestali dovranno integrare scenari climatici più severi nei modelli di rischio, abbandonando ipotesi di stazionarietà ormai superate;
  • Le strategie di riforestazione e gestione forestale potrebbero spostarsi verso specie più resilienti al caldo e alla siccità: tra il 33% e il 49% delle specie arboree europee potrebbe risultare inadatto al reimpianto negli scenari climatici futuri;
  • Con l’aumento degli eventi estremi e il deterioramento della capacità di assorbimento della CO₂, crescerà il valore strategico di strumenti assicurativi, parametrici e finanziari dedicati alla resilienza degli ecosistemi forestali.

Fonte

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0378112726003427/pdfft?md5=abef8049a672ca6ea24c93228f36b4f7&pid=1-s2.0-S0378112726003427-main.pdf

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