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Il capitale entra nei titoli Ue per 624 mld, quello produttivo esce per 281 mld di investimenti

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Il capitale entra nei titoli Ue per 624 mld, quello produttivo esce per 281 mld di investimenti

Cos’è successo

La BCE certifica un avanzo corrente dell'area euro a 276 miliardi nei dodici mesi a giugno, l'1,7% del PIL contro il 2,0% di un anno prima. Gli investimenti di portafoglio passano da deflusso netto a un afflusso di 303 miliardi, mentre gli investimenti diretti in uscita raddoppiano.

Lo stesso giorno la Banca d'Italia pubblica il proprio dato: avanzo corrente a 30,4 miliardi, l'1,3% del PIL da 0,9% dodici mesi prima. La geometria italiana replica quella europea. In entrambi i casi il capitale finanziario entra e quello produttivo esce, ed è il secondo movimento a essere meno presidiato dagli strumenti europei.

Perché conta

Il meccanismo meno ovvio riguarda il canale di trasmissione. La Bussola per la competitività della Commissione europea del gennaio 2025 quantifica in 300 miliardi annui il risparmio delle famiglie europee investito fuori dall'Unione, e su quella diagnosi poggiano gli strumenti dell'Unione del risparmio. È però una misura lorda di flussi familiari, non un saldo di bilancia dei pagamenti: il canale di uscita non è quello su cui gli strumenti sono calibrati.

  • La domanda estera di titoli europei è la voce in maggiore accelerazione. Gli acquisti netti di titoli di debito dell'area euro da parte di non residenti salgono a 624 miliardi da 354 in dodici mesi, quelli di azioni a 499 da 450. Sul portafoglio l'area euro è importatrice netta di capitale, non esportatrice;
  • L'implicazione meno immediata riguarda il canale da cui l'avanzo esce davvero. Il saldo netto degli investimenti diretti sale a 281 miliardi da 149, il maggiore tra i saldi in uscita. La lettura più coerente è che si tratti di scelte di localizzazione produttiva: l'investimento diretto presuppone controllo gestionale, non rendimento atteso su un titolo;
  • Per l'Italia il movimento sugli investimenti diretti è ancora più rapido. Il saldo netto in uscita sale a 23,6 miliardi da 9,5, mentre a giugno gli acquisti esteri di titoli italiani toccano 58,0 miliardi, di cui 38,7 di titoli pubblici: il valore mensile più elevato dagli anni novanta. Resta aperto se quella domanda misuri fiducia nel Paese o preferenza per il suo debito rispetto alla sua economia.

Adesso

  • Breve termine (18 settembre 2026, dati di luglio): verificare se il raddoppio degli investimenti diretti in uscita prosegue o riflette poche operazioni straordinarie. Conta perché separa una riallocazione strutturale da un effetto di composizione. Da qui dipende se il tema entra nel negoziato sull'Unione del Risparmio come voce autonoma;
  • Medio termine (2 ottobre 2026, dati trimestrali): seguire il dettaglio per area geografica degli investimenti diretti in uscita e la quota riconducibile a veicoli societari di Irlanda, Lussemburgo e Paesi Bassi. La scelta che ne discende è se gli strumenti europei vadano calibrati sul risparmio delle famiglie o sulle condizioni di investimento delle imprese;
    Lungo termine (2027): verificare la tenuta della domanda estera di titoli in euro quando l'offerta crescerà con il Quadro Finanziario Pluriennale e la spesa per la difesa. Conta perché oggi quella domanda comprime i rendimenti. Per l'Italia, dove la domanda estera di titoli è oggi il principale canale di afflusso, su questo si misura il costo di finanziamento.

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