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Il caldo estremo costa l’1,7% del PIL e causa perdite assicurative indirette

Cosa è successo?
Il report Turning Down the Heat di Marsh McLennan identifica il calore estremo come un nuovo rischio sistemico per il settore assicurativo, non più confinato a eventi climatici isolati ma diffuso trasversalmente su economia reale, produttività e salute. I dati sono già materiali: 1,7% del PIL globale perso ogni anno, pari a 675 miliardi di ore lavorative, con impatti negli Stati Uniti stimati in 100 miliardi di dollari annui, destinati a raddoppiare entro il 2030. A differenza dei perils catastrofali tradizionali, il calore genera danni attritivi e distribuiti, che colpiscono infrastrutture, supply chain (farmaceutica e alimentare), sistemi idrici e salute pubblica.
Perché è importante?
Il punto chiave è che il calore estremo sfugge ai modelli assicurativi tradizionali: non produce shock singoli e visibili, ma perdite indirette, ritardate e cumulative, difficili da tracciare e quindi da prezzare. Questo crea un blind spot strutturale nell’underwriting. Le conseguenze sono già concrete: erosione della redditività delle controparti assicurate (imprese industriali, agricole, logistiche) e aumento progressivo della sinistrosità in più linee di business. Le più esposte sono workers’ compensation (stress termico nei lavoratori outdoor), business interruption, agricoltura e trade credit. Inoltre, il calore amplifica altri rischi (siccità e incendi) creando eventi composti che aumentano frequenza e severità delle perdite in modo non lineare.
E adesso?
Per gli assicuratori, il passaggio è operativo: integrare il calore estremo nei modelli di rischio come peril autonomo, non derivato. Questo implica aggiornare underwriting, pricing e sistemi di monitoraggio per catturare effetti indiretti su produttività e supply chain, oggi invisibili. Sul lato prodotto, emergerà domanda per coperture più sofisticate, inclusi strumenti parametrici legati a temperature e stress termico. A livello strategico, il rischio calore accelera la transizione da un modello assicurativo reattivo a uno preventivo e adattivo, dove la gestione del rischio fisico (cooling infrastructure, redesign industriale, gestione idrica) diventa parte integrante della sostenibilità dell’insurability nel lungo periodo.