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Il 90% dei farmaci Usa è generico e dipende in parte da filiere legate a India e Cina, Trump minaccia dazi fino al 200% a chi non riporta la produzione in patria

Cos’è successo
L'industria dei farmaci generici statunitense ha chiesto un intervento del governo dopo l'annuncio dell'amministrazione Trump di introdurre dazi progressivi sulle importazioni: nessun dazio fino al 2028, poi un'aliquota del 100% per un anno e del 200% a regime per le aziende che non avranno riportato la produzione negli Stati Uniti. L'obiettivo dichiarato è favorire il reshoring della manifattura farmaceutica.
La misura riguarda un settore cruciale: oltre il 90% dei farmaci dispensati negli Stati Uniti è costituito da medicinali generici, prodotti attraverso filiere globali fortemente dipendenti da India e Cina. Secondo le associazioni di settore, però, il vero ostacolo non è soltanto il commercio internazionale, ma un sistema di acquisti e rimborso che rende poco sostenibile investire nella produzione domestica.
Perché conta
- Il farmaco diventa un asset strategico. Per decenni i generici sono stati trattati come una commodity da acquistare al prezzo più basso. Oggi governi e industrie iniziano a considerarli infrastrutture critiche, al pari di energia, semiconduttori e terre rare;
- La resilienza entra in conflitto con l'efficienza. Riportare la produzione in patria può aumentare la sicurezza degli approvvigionamenti, ma significa anche rinunciare in parte ai vantaggi economici costruiti grazie a filiere globalizzate. La sfida non sarà scegliere tra costo e sicurezza, ma trovare un nuovo equilibrio;
- La politica industriale torna al centro della sanità. Il dibattito non riguarda più solo il prezzo dei medicinali, ma dove vengono prodotti, chi controlla la capacità manifatturiera e quanto un Paese è in grado di garantire continuità di fornitura durante crisi geopolitiche o commerciali.
Adesso
- Anche Europa e altri Paesi potrebbero accelerare le strategie di reshoring, incentivando la produzione locale di farmaci essenziali e principi attivi per ridurre la dipendenza da pochi hub produttivi globali;
- Le aziende dovranno ripensare le proprie supply chain, aumentando ridondanza, diversificazione geografica e capacità produttiva regionale, anche a costo di margini inferiori;
- La competitività del settore non sarà più misurata solo sul prezzo. Nei prossimi anni uno dei principali vantaggi competitivi potrebbe diventare la capacità di garantire sicurezza degli approvvigionamenti, continuità produttiva e autonomia strategica.