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Il 60% dei pazienti eleggibili non assume i farmaci anti-colesterolo pur con rischio cardiovascolare elevato per paura degli effetti collaterali

Cos’è successo
Le statine sono tra i farmaci più studiati e utilizzati al mondo per ridurre il rischio di infarto e ictus. Eppure, secondo un nuovo studio pubblicato su The Lancet Digital Health, oltre il 60% delle persone eleggibili al trattamento non le assume, nonostante molte presentino un rischio cardiovascolare elevato. Utilizzando le cartelle cliniche di 5,6 milioni di persone, i ricercatori hanno inoltre sviluppato un algoritmo capace di stimare il rischio individuale di sviluppare gravi effetti collaterali muscolari, mostrando che oltre il 98% dei pazienti presenta un rischio molto basso di queste complicanze.
Lo studio suggerisce quindi che il problema non è tanto la sicurezza del farmaco, quanto la percezione del rischio. Timori legati agli effetti collaterali, spesso amplificati da informazioni incomplete o fuorvianti, continuano a rappresentare uno dei principali ostacoli all'aderenza terapeutica, limitando l'efficacia della prevenzione cardiovascolare.
Perché conta
- La prevenzione fallisce se i pazienti non iniziano la terapia. Anche il farmaco più efficace non produce benefici se non viene assunto o viene interrotto precocemente;
- La fiducia diventa una risorsa clinica. Comunicazione, alfabetizzazione sanitaria e rapporto medico-paziente influenzano sempre più gli esiti di salute tanto quanto le innovazioni farmacologiche;
- La medicina entra nell'era della personalizzazione del rischio. Strumenti predittivi basati sui dati potrebbero aiutare a rassicurare la maggior parte dei pazienti e concentrare il monitoraggio su quella piccola quota realmente a rischio di effetti avversi.
Adesso
- L'intelligenza artificiale potrebbe supportare la prescrizione, fornendo stime personalizzate del rapporto rischio-beneficio prima dell'inizio della terapia;
- La comunicazione diventerà parte integrante della prevenzione, con strategie sempre più orientate a contrastare disinformazione e scarsa aderenza;
- Lo stesso paradigma riguarderà molte altre terapie preventive, dai GLP-1 ai farmaci per l'Alzheimer fino ai vaccini: la sfida non sarà solo sviluppare trattamenti efficaci, ma fare in modo che le persone si fidino abbastanza da utilizzarli.
La medicina del prossimo decennio dovrà quindi affrontare due sfide contemporaneamente: sviluppare farmaci sempre più efficaci e costruire un rapporto di fiducia che permetta ai pazienti di beneficiarne realmente.