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Il 28° regime riduce complessità operative, ma non supera la frammentazione fiscale

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Il 28° regime riduce complessità operative, ma non supera la frammentazione fiscale

Cosa è successo

La commissione FISC del Parlamento Europeo ha rilasciato uno studio sul 28° regime che inquadra il ridimensionamento della proposta della Commissione Ue, rispetto alle richieste della tech community e del rapporto Draghi, non come cedimento politico, ma come scelta di pragmatismo. Il testo è stato calibrato per restare entro vincoli strutturali: sovranità fiscale degli Stati membri, prevenzione dei rischi di abuso ed elevata eterogeneità dei quadri normativi nazionali. Il problema che il 28° regime intende affrontare è stato evidenziato dalla Commissione stessa: 27 ordinamenti nazionali, oltre 60 forme societarie diverse, settimane o mesi per costituire un'impresa.

  • Draghi aveva teorizzato il 28° regime come framework speciale che sostituisce la frammentazione nazionale nei settori strategici, accorciando i procedimenti ed evitando il blocco da parte di singoli interessi statali. La tech community aveva rilanciato con una forma societaria digitale completa (capitale 0 euro, costituzione in 48 ore, costo inferiore a 100 euro, tassazione armonizzata, EU-FAST come SAFE europeo).
  • La proposta COM(2026) 321 — ancora in fase negoziale — adotta la parte societaria con interfaccia unica Ue e digitalizzazione massima dei rapporti con le autorità pubbliche, ma non interferisce sulle competenze degli Stati membri di regolamentazione del lavoro e della tassazione.
  • Sulle stock option, la Commissione introduce un trattamento comune sulla tempistica di imposizione (fine delle "dry tax"), ma le aliquote e la qualificazione del reddito restano nazionali, con salvaguardia dei regimi domestici più favorevoli.
  • Il Parlamento ragiona già su una tassonomia modulare più ampia: ritenute alla fonte, base imponibile IRES, loss relief transfrontaliero, incentivi R&D e remunerazione azionaria — building blocks selezionabili, non pacchetto omogeneo.
  • Segnale operativo sottovalutato: la Commissione invita gli Stati a creare camere o tribunali specializzati per il contenzioso societario EU Inc., accanto alle procedure di insolvenza fast-track con aste elettroniche interconnesse via e-Justice Portal.

Perché è importante

Il vero nemico del 28° regime non è la tassazione, ma la frammentazione operativa: 27 sistemi giuridici e oltre 60 forme societarie creano costi importanti per scale-up e investitori che vogliono crescere in più Stati europei contemporaneamente.

Il dossier va letto prima in chiave competitività e poi in chiave fiscale. La proposta della tech community, precedente a quella della Commissione europea, rimane più vicina allo spirito del rapporto Draghi. Draghi chiedeva un regime che bypassasse i veti nazionali nei settori strategici; l'industria lo ha tradotto in un veicolo societario-fiscale autonomo; la Commissione lo ha riportato dentro il perimetro della sovranità degli Stati membri con una piattaforma modulare che rispetta le competenze nazionali sui temi fiscali.

Per gli imprenditori europei questo significa che la leva fiscale dell'EU Inc. resta parziale, non assente: la velocità procedurale, la mobilità transfrontaliera (Direttiva 2017/1132) e la rapidità contenziosa garantita da tribunali specializzati sono i vantaggi certi e immediati, mentre l'armonizzazione fiscale arriverà eventualmente in fasi diverse. L'Italia rischia di restare la giurisdizione meno attrattiva per i talenti tech rispetto a Francia, Estonia e Portogallo, che già oggi tassano le stock option in modo più favorevole.

La giustificazione dello studio FISC poggia su tre pilastri giuridici — ed è solida ma politicamente autoassolutoria.

  • Primo, l'articolo 115 TFUE impone l'unanimità del Consiglio per qualsiasi direttiva fiscale: basta un "no" per bloccare tutto, e questo spinge la Commissione verso il minimo comune denominatore.
  • Secondo, il principio di sussidiarietà vuole che l'UE intervenga solo dove gli Stati membri non possono agire da soli, paletto che rende difficile giustificare un'armonizzazione fiscale piena.
  • Terzo, l'articolo 107 TFUE sugli aiuti di Stato colpirebbe un regime troppo selettivo che desse vantaggi fiscali solo ad alcune imprese, rendendo il 28° regime vulnerabile a ricorsi.

Draghi però partiva da un presupposto diverso: serviva un framework capace di superare i veti nazionali, non di adattarsi ad essi. Trattare l'unanimità come vincolo invalicabile significa rinviare sine die la discussione sulla passerelle clause dell'articolo 48(7) TUE — la clausola che permetterebbe al Consiglio europeo di decidere all'unanimità, una sola volta, di passare al voto a maggioranza qualificata in materia fiscale per il futuro. È l'unico vero grimaldello politico per sbloccare il dossier, e lo studio FISC sceglie di non nominarlo.

E adesso?

  • Q2 2026: l'Omnibus sulla fiscalità dovrebbe estendere Parent-Subsidiary Directive e Interest & Royalties Directive alla nuova forma societaria — primo test sulla riduzione effettiva delle ritenute transfrontaliere e sulla tassonomia modulare indicata dal PE.
  • Negoziato Consiglio ECOFIN: i Paesi con regimi favorevoli alle stock option difenderanno lo status quo; l'Italia dovrà decidere se adeguarsi o subire il gap di attrattività per talenti e scale-up.
  • Clausola sunset e building blocks: lo studio EP raccomanda una revisione automatica e un'adozione modulare delle aree fiscali (withholding, IRES, loss relief, R&D) — il testo finale ci dirà se il dossier resta una piattaforma aperta o si congela nella versione minimalista.

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