News & BusinessAssicurazioni
Il 23,5% dei sinistri auto Usa finisce in perdita totale, sempre più automobilisti pagano le riparazioni di tasca propria
3 min di lettura

Cos’è successo
Secondo l’aggiornamento di metà anno del report “Crash Course” di CCC Intelligent Solutions, pubblicato il 19 ottobre, la quota di sinistri auto classificati come perdita totale (il veicolo viene dichiarato irreparabile o troppo costoso da riparare) ha raggiunto il 23,5% nel primo semestre 2026 — in crescita di 0,8 punti percentuali rispetto all’anno precedente, un nuovo record per il settore.
Allo stesso tempo, le riparazioni pagate direttamente dai consumatori, senza passare dall’assicurazione (“self-pay”), rappresentano ormai il 26% degli ordini di riparazione, con un costo medio di 1.941 dollari.
Perché conta
- Il meccanismo è legato alle franchigie sempre più alte: secondo il report, “una franchigia da 1.000 dollari (o superiore) rende più facile rimandare, autofinanziare o lasciare non riparato un danno minore” — questo toglie dal conteggio ufficiale i sinistri più piccoli, facendo salire artificialmente sia la gravità media dei sinistri rimanenti sia la quota di perdite totali;
- I veicoli più vecchi sono i più colpiti dal fenomeno: quelli con 7 anni o più rappresentano il 74,3% di tutte le valutazioni di perdita totale, perché il valore di mercato residuo scende più velocemente dei costi di riparazione, che restano oltre il 40% più alti rispetto ai livelli del 2020;
- Il quadro più ampio, emerso dal report annuale completo pubblicato a marzo, mostra come il settore sia strutturalmente cambiato: la frequenza di perdita totale era circa il 20% nel 2020, oggi è al 23%; quasi il 75% dei sinistri riparabili con assicurazione supera i 2.000 dollari di costo, contro il 71% delle riparazioni pagate di tasca propria che restano sotto quella soglia.
Adesso
- Il report segnala che il mercato dei veicoli giovani si sta restringendo strutturalmente: ci sono 12 milioni di veicoli in meno con 6 anni o meno di età in circolazione rispetto al 2020 — un dato che alimenta ulteriormente l’invecchiamento del parco auto complessivo e, di conseguenza, il trend delle perdite totali;
- CCC segnala anche l’impatto dei dazi commerciali: secondo le stime APCIA citate nel report, le nuove tariffe doganali del 2026 avrebbero causato un aumento del 2,7% dei costi di riparazione auto e generato circa 3,4 miliardi di dollari di premi aggiuntivi nel settore;
- Resta da vedere se la tendenza a “autofinanziare” le riparazioni minori (il 26% degli ordini, in crescita) continuerà a spostare sempre più il rischio sui singoli automobilisti, riducendo progressivamente il volume di sinistri gestiti dalle compagnie assicurative ma aumentando, in proporzione, la gravità media di quelli che restano.