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I tre contenziosi sul 28° regime che preoccupano notai e founder di startup

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I tre contenziosi sul 28° regime che preoccupano notai e founder di startup

Cos’è successo

Il 28° regime europeo ha trovato i suoi oppositori, su due fronti opposti. La Commissione ha presentato la EU Inc. il 18 marzo 2026: una nuova società a responsabilità limitata costituibile in 48 ore, con costo massimo di 100 euro, zero capitale minimo e procedura interamente digitale.

I notai europei riuniti nel CNUE, in un position paper di maggio, contestano l'articolo 114 del Trattato come base giuridica e difendono il controllo preventivo di legalità. I founder di startup, da Allied for Startups al Dutch Startup Association di Lucien Burm, la classificano come falso 28° regime, ancora appeso a 27 registri e 27 giudici nazionali e senza chiarifichi su stock options e tassazione dei lavoratori a livello Ue (al di fuori delle competenze della Commissione).

Perché conta

Il 28° regime europeo ha trovato i suoi oppositori, su due fronti opposti. L'articolo 114 consente la maggioranza qualificata e aggira il veto dell'unanimità su Fisco e lavoro. I notai non vogliono essere aggirati dalla proposta iniziale che permetteva di creare una società senza dover utilizzare i loro servizi, ora limitata nella proposta della Commissione. Se i notai e Stati membri vincono l'argomento giuridico, il dossier scivola in territorio di unanimità, dove un solo veto lo blocca.

  • La posta per l'Italia è concreta. Il notariato controlla la costituzione delle s.r.l., le modifiche statutarie e le cessioni di quote: tre pilastri di reddito per la categoria che il modello digitale eroderebbe. E la portata si è allargata: il testo apre la EU Inc. a qualsiasi impresa, non solo alle startup. Berlino, intanto, tiene la cogestione dei lavoratori fuori dal regolamento nonstante le richieste dei founder di avere un regime agevolato per la retribuzione degli impiegati. Il founder europeo che valuta il Delaware come Stato Usa dove considerare di costituire la propria azienda riceve un quadro che continua a passare dai tribunali nazionali e non ha norme chiare per la compensazione tramite stock options;
  • Per il notariato italiano (Federnotizie) la Eu Inc. incide su tre attività a presidio quasi esclusivo: costituzione di s.r.l., modifiche statutarie e cessioni di quote;
  • L'articolo 79 differisce la tassazione delle stock option al momento della vendita, ma resta materia fiscale nazionale: gli Stati la contesteranno in Consiglio. Ma la proposta lascia agli Stati la scelta del controllo preventivo: Francia, Germania e Italia terranno i notai nel circuito, e la proposta perde una delle sue semplificazioni più importanti.

Adesso

  • Entro fine 2026 la Commissione punta all'accordo politico tra Parlamento e Consiglio; il negoziato in commissione JURI dirà se l'articolo 114 regge o se il dossier scivola verso l'unanimità, dove il veto di un singolo Stato lo blocca. È qui che il pressing del CNUE pesa di più, e dove la Commissione ha meno margine: fisco e tutela del lavoro restano competenze nazionali.
  • Il campo di battaglia sarà l'articolo 79 sulle stock option. Il sottocomitato fiscale FISC spinge per più integrazione tributaria, base imponibile consolidata e numero IVA unico; Berlino e Parigi frenano. L'esito dirà se la EU Inc. attrae davvero i talenti o resta un guscio giuridico;
  • Se l'iter chiude nei tempi previsti, le prime EU Inc. nascono dal 2027 (articolo 109); se prevale la linea di notai e Stati membri, resterà un 28° strato sopra i 27 sistemi esistenti, i fondatori continueranno a registrare le holding in Delaware e la frammentazione che il regime doveva chiudere resterà aperta.

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