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I premi assicurativi valgono il 2% del PIL nei mercati emergenti contro il 12% in quelli avanzati

Cos’è successo
Il report Climate Policy Initiative evidenzia che il mercato globale dell’assicurazione climatica nei paesi emergenti è ancora strutturalmente sottoassicurato e il gap sta peggiorando con l’aumento degli eventi estremi. Nel 2024 solo il 37% dei 417 miliardi di dollari di perdite globali da catastrofi naturali risultava assicurato. Nei mercati emergenti il divario è molto più grave: i premi assicurativi valgono appena il 2% del PIL contro il 12% delle economie avanzate. Parallelamente, l’aumento della frequenza e severità degli shock climatici sta rendendo molte aree sempre meno assicurabili dal settore privato tradizionale.
Il report identifica le banche pubbliche di sviluppo come il nuovo perno operativo del mercato climatico. Il caso più rilevante è quello della Asian Development Bank, che nel 2025 ha firmato un accordo con 10 assicuratori globali per trasferire rischio di credito climatico ai mercati privati, mobilitando fino a 2,75 miliardi di dollari di capitale. Parallelamente, modelli parametrici come PICAP nel Pacifico stanno già offrendo micro-coperture climatiche con payout automatici entro 10 giorni post-disastro.
Perché conta
Il report segnala un cambiamento strutturale: nei mercati climatici emergenti il settore assicurativo privato non riesce più a operare da solo. Mancano dati storici affidabili, modelli di rischio maturi e basi regolatorie sufficienti per rendere sostenibile la sottoscrizione commerciale pura.
- Questo sta trasformando le banche pubbliche di sviluppo da semplici finanziatori a infrastrutture abilitatrici del mercato assicurativo climatico globale;
- In pratica, il rischio viene condiviso: il settore pubblico assorbe parte delle perdite iniziali e crea le condizioni affinché capitale assicurativo e riassicurativo privato possa entrare in mercati altrimenti troppo rischiosi;
- Il modello parametrico emerge come uno dei principali strumenti di scalabilità: pagamenti automatici legati a trigger climatici verificabili, costi distributivi bassi e maggiore velocità di risposta rispetto alle assicurazioni tradizionali. Questo è particolarmente rilevante per SIDS, Africa subsahariana e Pacifico, dove la vulnerabilità climatica cresce più velocemente della capacità fiscale degli Stati.
Adesso
- La direzione è chiara: il mercato climatico dei prossimi dieci anni sarà sempre più ibrido pubblico-privato. Le partnership tra assicuratori, riassicuratori, banche multilaterali e governi diventeranno il modello dominante per espandere coperture climatiche nei paesi vulnerabili;
- Parallelamente crescerà la domanda di prodotti parametrici, dati climatici regionali ad alta precisione e strumenti di risk-sharing multilaterale. Il vero collo di bottiglia non è più solo il capitale disponibile, ma la qualità dell’infrastruttura dati e la capacità di modellizzare correttamente rischi climatici sempre più non-lineari;
- Nel medio periodo, assicurazione climatica, finanza dello sviluppo e adattamento climatico tenderanno a convergere in un unico ecosistema operativo globale.
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