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I nuovi piani militari di Mosca prevedono sommergibili da 11.000 metri di profondità per sfidare l'Occidente nei fondali

Cos’è successo
La Russia, pur impegnata in una guerra difficile e logorante in Ucraina, continua a destinare risorse alla creazione di costose infrastrutture subacquee. Queste non hanno alcuna utilità immediata per la vittoria in Ucraina, ma sono essenziali per un conflitto convenzionale prolungato con l’Occidente. Le capacità riguardano soprattutto il Gugi (Direttorato principale per le ricerche in profondità del Ministero della Difesa), l’unità 45707 “idronauti”, la 29esima Divisione sottomarini speciali e il nuovo 235° Centro di addestramento specialistico creato in Crimea nel 2023 in collaborazione tra Gugi e il Servizio Attività Speciali del Gru. Qui si addestrano sabotatori per operazioni con mezzi senza pilota a grandi profondità, uso di proxy per negare l’attribuzione e installazione di apparati di spionaggio su cavi.
Tra gli investimenti in corso vi è la produzione di mezzi capaci di scendere fino a 11.000 metri di profondità (Sergey Bavilin), sistemi di sorveglianza oceanica nell’Artico, navi oceanografiche (Yantar e Vice-Ammiraglio Burilichev) e porta-droni navali (Vityaz-D) oltre ad accordi per basi logistiche in Guinea Equatoriale.
Perché conta
- Mosca sta pianificando su un orizzonte temporale molto più lungo del conflitto ucraino: sta costruendo una vera e propria architettura di sabotaggio subacqueo per colpire infrastrutture critiche Nato in caso di escalation o guerra ibrida/convenzionale prolungata.
- Vi è quindi una minaccia concreta a cavi sottomarini (internet, finanza, comunicazioni militari), gasdotti e sensori oceanografici; un attacco sincronizzato potrebbe se non paralizzare quanto meno danneggiare significativamente l’Europa e l’Alleanza prima ancora di uno scontro navale aperto;
- Strategicamente, il segnale è chiaro: la Russia si prepara comunque ad un confronto, se non uno scontro, con l'Europa;
Adesso
- La Nato e i singoli Paesi (Regno Unito, già attivo con operazioni di sorveglianza nel Nord Atlantico) dovranno accelerare la creazione di una capacità di protezione integrata delle infrastrutture critiche sottomarine: sensori permanenti, droni di sorveglianza, accordi rapidi per riparazioni e possibili contromisure offensive. Entro l’estate 2026 potrebbero essere annunciati nuovi fondi Ue/Nato dedicati, con test congiunti già in autunno.
- Mosca continuerà a usare proxy (gruppi ambientalisti radicalizzati, separatisti o contractor) per operazioni “grigie” in acque poco profonde, rendendo l’attribuzione quasi impossibile: l’Occidente dovrà quindi investire in intelligence Humint e cyber per smascherare in anticipo queste reti, altrimenti rischi di crisi ibride frequenti senza arrivare a un conflitto dichiarato.
- Ue e Nato hanno lanciato, negli anni passati, una serie di iniziative per contrastare questo genere di attività. Ma si tratta di iniziative reattive e costose, e quindi poco adatte ad affrontare una sfida dinamica. Il ruolo degli Stati Uniti è centrale, soprattutto per condividere intelligence, senza la quale anticipare gli attacchi è necessariamente più difficile.