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I colloqui Usa-Iran procedono con cautela mentre l’Oman propone un pedaggio sui 20 mln di barili che transitano ogni giorno a Hormuz

Cos’è successo
Lo Stretto di Hormuz, arteria vitale attraverso cui transita circa un quinto delle forniture globali di petrolio e gas naturale, è al centro di una nuova e complessa partita diplomatica. A Doha sono ripresi, mercoledì 1° luglio, i colloqui indiretti tra Usa e Iran - mediati da Qatar e Pakistan - che hanno fatto registrare segnali di "progresso positivo", pur restando in una fase tecnica ancora molto cauta.
Intanto, però, l'Oman ha avanzato una proposta controversa per il futuro della gestione del transito marittimo. L'idea di Mascate, che vorrebbe evitare di chiamarli esplicitamente "pedaggi", punta a introdurre "tasse sui servizi" per le compagnie di navigazione, ispirandosi al modello in vigore negli stretti di Malacca e Singapore, snodi cruciali per il traffico marittimo da e verso l’Asia. Si tratta di una manovra che mira a trasformare il transito, assolutamente gratuito fino alla guerra, in una fonte di entrata. L'ipotesi, però, trova forti resistenze negli Stati Uniti, che considerano Hormuz un corso d'acqua internazionale protetto dalle convenzioni Onu.
Perché conta
La proposta omanita solleva critiche tecniche e legali, poiché il modello asiatico cui si ispira ha logiche di funzionamento profondamente diverse:
- La proposta intende classificare i pagamenti come "spese di servizio" piuttosto che come pedaggi obbligatori, un escamotage diplomatico volto a bypassare le convenzioni internazionali che tutelano la libera navigazione;
- Il modello di riferimento, ovvero il fondo istituito per gli stretti di Malacca e Singapore, si basa su contributi volontari finalizzati esclusivamente alla sicurezza e alla manutenzione dei corridoi marittimi, una struttura che molti analisti ritengono difficile da applicare a Hormuz dove non sussistono le stesse problematiche di navigazione;
- Teheran, più intransigente, vuole che il pagamento sia vincolante e obbligatorio, guardando al modello dei Dardanelli" (Turchia), dove si paga una tassa di transito ancorata al valore del "franco oro".
Adesso
Gli scenari che si aprono, sia sul piano regionale che su quello internazionale, sono carichi di incognite legate all'esito dei tavoli negoziali in corso:
- Il successo dei colloqui indiretti tra USA e Iran sarà determinante per stabilizzare l'area, dato che l'attuale tregua resta fragile e i nodi politici sulla gestione futura del transito marittimo potrebbero minare i progressi tecnici raggiunti nelle ultime ore a Doha;
- L'eventuale implementazione di un sistema di tariffe sul petrolio in transito, qualora venisse strutturato per generare entrate consistenti, rappresenterebbe una boccata d'ossigeno per l'economia iraniana;
- Nello Stretto passano circa 20-21 milioni di barili al giorno. Se venisse imposto anche solo un micro-pedaggio (ad esempio di 0,50 o 1 dollaro a barile sotto forma di "tassa sui servizi marittimi"), si tratterebbe di un flusso da 3,5 - 7 miliardi di dollari l'anno da spartire tra Iran e Oman.