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Gli Usa sono vicini a un accordo a lungo termine per garantirsi l'accesso a 17 giacimenti petroliferi del Venezuela

Cos’è successo
Funzionari dell'amministrazione Trump starebbero lavorando a un accordo per garantire agli Stati Uniti l'accesso a lungo termine a una parte delle riserve petrolifere venezuelane, secondo fonti a conoscenza dei negoziati citate da Reuters. L'intesa, che potrebbe essere firmata e resa pubblica a breve, funzionerebbe attraverso un modello di "lease" (concessione), con un'asta o una gara successiva per assegnare ciascuno dei giacimenti alle compagnie americane interessate. La lista dei 17 giacimenti in negoziazione comprende sia aree greenfield nella vasta fascia dell'Orinoco - ossia giacimenti non ancora sviluppati, dove non esiste alcuna infrastruttura estrattiva - sia zone mature del lago di Maracaibo, alcune delle quali attualmente operate da una piccola compagnia cinese, il cui contratto era stato firmato durante l'amministrazione di Nicolas Maduro.
L'attuale normativa venezuelana sugli idrocarburi non prevede concessioni di questo tipo, mentre la Costituzione riserva allo Stato le attività centrali del settore petrolifero: una riforma recente consente comunque l'operatività tramite joint venture e accordi di condivisione della produzione, e secondo alcuni esperti l'accordo con Washington potrebbe comunque sollevare questioni costituzionali e sfide legali.
Perché conta
- Il 3 gennaio 2026 le forze armate statunitensi hanno condotto un'operazione militare che ha portato alla cattura dell'allora presidente Maduro e di sua moglie Cilia Flores, trasferiti a New York per rispondere di accuse di narcoterrorismo, traffico di droga e detenzione illegale di armi, ponendo fine al suo dominio;
- Dopo la cattura, la Corte Suprema venezuelana ha incaricato la vicepresidente ed ex ministra del Petrolio Delcy Rodríguez, a sua volta già colpita da sanzioni statunitensi, di assumere la presidenza ad interim, un allineamento economico e di sicurezza con l'amministrazione Trump che ha aperto divisioni interne al partito di governo, il PSUV;
- Da allora Washington ha progressivamente aperto il settore petrolifero e minerario venezuelano agli investimenti statunitensi attraverso alleggerimenti settoriali e riforme legali, pur mantenendo formalmente in vigore le sanzioni generali contro il governo e la compagnia statale PDVSA, un percorso di cui l'attuale trattativa sui 17 giacimenti rappresenta lo sviluppo più avanzato.
Adesso
- Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, in programma in autunno, mettono l'amministrazione Trump sotto pressione per il rincaro della benzina, un problema che un accordo capace di abbassare i costi delle importazioni petrolifere aiuterebbe ad attenuare proprio a ridosso del voto;
- Il segretario all'Energia Chris Wright starebbe pianificando un viaggio a Caracas già dalla prossima settimana per portare avanti i colloqui, un passaggio che potrebbe precedere l'avvio dell'asta o della gara per assegnare i singoli giacimenti alle compagnie americane;
- Sullo sfondo restano due dossier collegati da tenere d'occhio: l'eventuale uscita del Venezuela dall'OPEC, di cui è membro fondatore dal 1960, mentre rafforza i legami con Washington, e il tentativo statunitense di ricostituire la Riserva Strategica di Petrolio, oggi a circa 290 milioni di barili (41% della capacità) dopo i prelievi legati all'invasione russa dell'Ucraina nel 2022 e alla guerra in Iran iniziata a febbraio, anche tramite possibili scambi di greggio con i produttori americani.