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Gli Usa perdono 23mila posti di lavoro a luglio contro i +83mila attesi e riaccendono i dubbi sulla possibile recessione

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Gli Usa perdono 23mila posti di lavoro a luglio contro i +83mila attesi e riaccendono i dubbi sulla possibile recessione

Cos’è successo

Il Bureau of Labor Statistics ha registrato un calo di 23.000 posti in meno a luglio, contro le attese di un aumento di 83.000 previsti. Non si parla ancora di recessione: il settore privato aggiunge 30.000 posti e la disoccupazione scende al 4,1%.

Alberghi e ristorazione perdono 40.000 posti, il commercio al dettaglio 19.400 e le attività finanziarie 14.000. Allo stesso tempo, costruzioni e sanità ne aggiungono rispettivamente 22.000 e 22.600 mentre la riduzione della PA vale 53.000 posti.

Perché conta

  • Anche se gli Stati Uniti sono ancora lontani dalla recessione, il meccanismo meno immediato lancia un segnale: i comparti che tagliano sono quelli che subiscono per primi il contrarsi della spesa delle famiglie. Riducono, quindi, l'organico nonostante i consumi aggregati siano ancora in crescita. In Italia, dove gli Stati Uniti sono il secondo mercato di destinazione con il 10,4% dell'export, potrebbero risentirne i comparti agganciati al consumo americano, meno quelli legati al capitale fisso;
  • Le imprese dei servizi al consumo tagliano mentre la spesa risulta ancora in crescita. Nel secondo trimestre i conti nazionali collocano ristorazione e alloggio tra le principali voci in aumento della spesa in servizi. Nello stesso periodo i lavoratori in cassa integrazione temporanea salgono di 153.000, a 921.000, segno che è partita una fase di transizione o forse maggiore incertezza;
  • Il consumo che regge i conti è finanziato dal risparmio, non dal reddito. A giugno il reddito disponibile è cresciuto dello 0,2% e la spesa dello 0,3%, con il tasso di risparmio al 2,7%. Le retribuzioni orarie salgono del 3,2% annuo, sotto l'inflazione;
  • L'export italiano verso gli Stati Uniti è già fermo mentre cresce altrove. A giugno 2026 le vendite verso gli USA aumentano dello 0,4% su base annua, contro il 19,1% verso la Cina, e i beni strumentali extra-UE calano dell'8,7%.

Adesso

  • Breve termine (4 settembre 2026): il dato di agosto verifica se i servizi al consumo si riducono per il terzo mese consecutivo mentre il settore edile rimane positivo. L'indicatore su cui concentrarsi è l'indice di diffusione del settore privato, sceso a 51,8 su 250 industrie dal 54,2 di maggio;
  • Medio termine (26 e 28 agosto 2026): la seconda stima del PIL con i profitti delle imprese e la revisione preliminare di riferimento del BLS sui livelli di marzo. La soglia è un tasso di risparmio sotto il 2,5% con reddito reale in calo. L'esito determina se la contrazione nei servizi anticipa una flessione della spesa o resta aggiustamento di organico;
  • Lungo termine (2027): verificare se il ciclo di investimento americano regge quando il consumo si comprime. I dati Istat sull'export verso gli Stati Uniti misurano se la diversificazione geografica sia già in corso e la tenuta dei piani legati al mercato americano.

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