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Gli Usa pagano fino a 3 volte più dei Paesi Ue per gli stessi farmaci ma sono i prezzi americani a finanziare la ricerca, anche in Europa

Cos’è successo
L'amministrazione Trump sta intensificando la pressione sui Paesi europei, in particolare sulla Germania, accusati di beneficiare di prezzi dei farmaci artificialmente bassi mentre gli Stati Uniti sostengono gran parte dei costi globali dell'innovazione farmaceutica.
Al centro dello scontro c'è il principio del Most Favored Nation (MFN): l'idea che gli Stati Uniti non debbano pagare un farmaco più di quanto venga pagato nei principali Paesi sviluppati. Secondo Washington, i sistemi europei di negoziazione dei prezzi scaricano una parte significativa del costo dell'innovazione sui pazienti e sui contribuenti americani. Per la prima volta il dibattito sul prezzo dei farmaci esce dai tavoli negoziali e assume una dimensione apertamente geopolitica.
Perché conta
La questione non riguarda i prezzi ma il finanziamento dell'innovazione. Sviluppare un nuovo farmaco richiede investimenti miliardari e anni di ricerca. La domanda è chi debba sostenere questi costi: i pazienti americani, i sistemi sanitari europei o entrambi. L'Europa ha costruito il proprio modello sulla negoziazione. Attraverso valutazioni di costo-efficacia, HTA e negoziazioni centralizzate, molti Paesi europei riescono a ottenere prezzi significativamente inferiori rispetto agli Stati Uniti. Questo migliora la sostenibilità dei sistemi sanitari ma alimenta le critiche americane.
- Il rischio è una nuova forma di tensione commerciale sanitaria. Per anni farmaci e dispositivi sono rimasti relativamente separati dalle dispute geopolitiche. Oggi diventano sempre più parte delle discussioni su commercio, competitività e autonomia strategica;
- L'innovazione sta diventando più costosa. Terapie geniche, CAR-T, vaccini personalizzati e medicina di precisione stanno aumentando il valore clinico ma anche il costo potenziale delle nuove tecnologie. Questo rende il dibattito ancora più acceso;
- L'Europa rischia un paradosso. Da un lato vuole attrarre investimenti biotech, rafforzare la propria industria farmaceutica e ridurre le dipendenze strategiche. Dall'altro continua a esercitare una forte pressione sui prezzi per garantire sostenibilità e accesso.
Adesso
Da monitorare quattro aspetti.
- Evoluzione del MFN. Se gli Stati Uniti riuscissero a collegare i prezzi interni a quelli europei, molte aziende potrebbero essere spinte a rivedere le proprie strategie di lancio e negoziazione nei diversi mercati.
- Tempi di accesso in Europa. Già oggi molti farmaci arrivano prima negli Stati Uniti che in Europa. Un irrigidimento delle trattative potrebbe ampliare ulteriormente questo divario.
- Autonomia farmaceutica europea. La discussione si intreccia con temi sempre più centrali a Bruxelles: Critical Medicines Act, competitività biotech e sovranità sanitaria.
- Nuovo equilibrio tra accesso e innovazione. Nessun sistema sanitario può permettersi di pagare qualsiasi prezzo. Ma se i prezzi diventano troppo bassi, la capacità di attrarre investimenti e sostenere la ricerca potrebbe ridursi.
La domanda di fondo è scomoda: l'Europa vuole essere un continente che acquista innovazione o un continente che la produce? Perché nei prossimi anni mantenere entrambe le ambizioni potrebbe diventare sempre più difficile.