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Gli Usa confermano per la prima volta di aver schierato sistemi d’arma in orbita nonostante un accordo in vigore da quasi 60 anni

Cos’è successo
Il segretario dell'Aeronautica statunitense Troy Meink ha confermato per la prima volta che gli Stati Uniti hanno schierato un'arma "in orbita" attorno alla Terra, riconoscendo pubblicamente capacità offensive spaziali mai ammesse prima. Parlando lunedì alla Air, Space and Cyber Conference, Meink ha detto che l'arma è necessaria per proteggere le forze statunitensi da azioni ostili nemiche e che il Paese è pronto ad affrontare "minacce in evoluzione", senza però specificare le capacità del sistema né quando sia stato collocato in orbita.
Alti vertici militari avevano già annunciato l'intenzione di potenziare le capacità militari nello spazio, citando come necessità operativa i programmi russi e cinesi per sviluppare strumenti capaci di attaccare e disturbare i satelliti statunitensi in un eventuale conflitto futuro. L'amministrazione repubblicana guidata da Donald Trump considera le capacità spaziali, insieme ai missili intercettori, una componente cruciale del sistema di difesa "Golden Dome", pensato per proteggere gli Stati Uniti da missili e altre minacce aeree. Lo scorso anno lo stesso Trump ha firmato un ordine esecutivo che sottolinea il ruolo della Space Force non solo nella difesa degli asset spaziali americani, ma anche come forza offensiva.
Perché conta
L'ammissione arriva in un contesto normativo rimasto sostanzialmente fermo, mentre sul campo la corsa alle armi spaziali è già una realtà concreta:
- Un trattato internazionale, Outer Space Treaty - firmato nel 1967 sotto l'egida delle Nazioni Unite - vieta da quasi 60 anni le armi di distruzione di massa in orbita, ma da allora le principali potenze, Stati Uniti, Russia e Cina comprese, hanno sviluppato capacità che restano fuori dal perimetro dell'accordo, come la possibilità di colpire i satelliti rivali, essenziali per comunicazioni militari, sorveglianza e navigazione;
- La Space Force, il ramo più recente delle Forze armate statunitensi da oltre sette decenni, è stata istituita per proteggere gli asset spaziali del Paese, comprese centinaia di satelliti dedicati a comunicazioni e sorveglianza;
- Un portavoce della Space Force ha spiegato che il "controllo dello spazio" comprende le missioni necessarie per contendere e controllare il dominio spaziale, impiegando mezzi cinetici e non cinetici per colpire le capacità avversarie attraverso interruzione, degrado e, se necessario, distruzione, capacità utilizzabili sia a scopo offensivo che difensivo su ordine dei comandi militari competenti.
Adesso
Il contesto in cui arriva l'ammissione americana è già segnato da episodi concreti di conflittualità spaziale, che aprono a diversi scenari di escalation:
- Due satelliti russi hanno probabilmente intercettato le comunicazioni di almeno una dozzina di satelliti europei dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, intercettazioni che potrebbero aver permesso ai servizi di intelligence di Mosca di leggere dati sensibili trasmessi o, in ipotesi, di prendere addirittura il controllo dei satelliti stessi;
- Gli Stati Uniti avevano già segnalato in precedenza il lancio da parte russa di un satellite ritenuto potenzialmente capace di attaccare altre sonde in orbita, senza che Mosca commentasse pubblicamente la questione;
- Secondo la Space Force statunitense, la Cina sviluppa e gestisce capacità spaziali e di counterspace come parte di una strategia di modernizzazione militare, mentre la Russia considera lo spazio un dominio di guerra e ritiene che la supremazia spaziale sarà un fattore decisivo nei conflitti futuri.