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Gli acquisti diretti di farmaci del Servizio sanitario sforano il tetto di bilancio di 1,35 miliardi in tre mesi

Cos’è successo
Nel primo trimestre del 2026, la spesa farmaceutica italiana da parte del Servizio sanitario nazionale per acquisti diretti ha superato di 1,35 miliardi di euro il limite previsto dalla legge. Secondo il monitoraggio AIFA pubblicato il 19 ottobre, questa voce ha raggiunto 4,38 miliardi, pari al 12,45% del Fondo sanitario nazionale, contro un tetto dell'8,60%.Situazione opposta per la farmaceutica convenzionata, rimasta al 6,62% rispetto al limite del 6,85%, con un avanzo di 81,6 milioni.
Lo squilibrio persiste nonostante l'innalzamento del tetto degli acquisti diretti introdotto nel 2026. Il dato riapre quindi una questione strutturale: l'attuale sistema di programmazione della spesa è ancora adeguato a finanziare l'innovazione farmaceutica?
Perché conta
- Sforamento non significa necessariamente spreco. Il superamento di un tetto misura la distanza tra spesa effettiva e risorse programmate, non l'appropriatezza dei trattamenti acquistati. Negli acquisti diretti si concentra gran parte delle terapie oncologiche, biologiche e innovative, il cui impatto sui bilanci è cresciuto con l'evoluzione delle possibilità terapeutiche. Distinguere la spesa evitabile da quella clinicamente giustificata diventa essenziale per valutare la sostenibilità del sistema;
Il problema è strutturale, non congiunturale. Già nel 2024 gli acquisti diretti avevano superato il tetto di circa 4 miliardi di euro, mentre nel 2025 lo scostamento ha raggiunto circa 4,77 miliardi. L'aumento periodico delle percentuali autorizzate non ha eliminato il divario, suggerendo una difficoltà crescente nel collegare la programmazione finanziaria al fabbisogno terapeutico effettivo; - Il payback corregge i conti senza risolvere lo squilibrio. Quando viene superato il tetto annuale degli acquisti diretti, il sistema prevede un ripiano ripartito tra aziende farmaceutiche e Regioni. Il meccanismo permette di recuperare risorse, ma introduce incertezza per l'industria e non distingue direttamente tra trattamenti ad alto valore clinico e spese meno efficienti. Il rischio è governare l'innovazione prevalentemente attraverso compensazioni economiche successive.
Adesso
- La legge di bilancio 2027 sarà un passaggio decisivo. Occorrerà verificare se il governo interverrà ancora sui tetti o sul payback. Tra le ipotesi avanzate dal Ministero della Salute figura un limite al ripiano richiesto alle aziende, ma una misura di questo tipo richiederebbe risorse alternative per coprire la quota non recuperata;
- Servono strumenti capaci di misurare il valore della spesa. Rivedere i tetti senza rafforzare appropriatezza prescrittiva, valutazione degli esiti e negoziazione dei prezzi rischierebbe di spostare soltanto il problema. La direzione più promettente è collegare maggiormente il finanziamento ai benefici clinici e ai costi evitati lungo l'intero percorso assistenziale, utilizzando dati verificabili;
- La posta in gioco è l'accesso all'innovazione nel prossimo decennio. Se la distanza tra fabbisogno e risorse programmate continuerà ad aumentare, crescerà anche la pressione su Regioni, imprese e decisioni di rimborsabilità. La sfida non sarà semplicemente spendere meno, ma costruire un sistema capace di distinguere l'innovazione che genera valore dalla spesa che può essere razionalizzata.
Il punto non è eliminare il controllo dei costi, ma evitare che un tetto sistematicamente superato diventi il principale strumento con cui si decide quanto spazio concedere all'innovazione.