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Fino a 40.000 nuove unità entro il 2033, la prima grande riforma delle Forze armate italiane dal 2011

Cos’è successo
Il governo italiano ha presentato lo schema di Disegno di Legge intitolato “Disposizioni per il rafforzamento e l’adeguamento della capacità di difesa nazionale”. Il testo, di cui è stato diffuso lo schema, introduce modifiche profonde al Codice dell’Ordinamento Militare (D.Lgs. 66/2010) per adeguare le Forze Armate al nuovo contesto geopolitico. Tra le misure principali vi è il rafforzamento delle attribuzioni del Ministero della Difesa e dello Stato Maggiore (con nuovo Sottocapo operativo), la creazione del Centro interforze di addestramento per il combattimento e il contrasto alle minacce ibride e infine la riforma delle Commissioni di vertice interforze e obbligo progressivo di esperienza interforze per le promozioni ai gradi più alti (dal 2030). Il ddl punta a migliorare organizzazione, operatività, integrazione multi-dominio e risposta alle minacce ibride delle forze armate italiane.
Sul fronte degli organici, il ddl prevede un incremento progressivo fino a 40.000 unità complessive (Esercito, Marina, Aeronautica e Sanità militare) entro il 31 dicembre 2033, con tappe annuali a partire dal 2028. Tuttavia, non è previsto alcun aumento numerico della Riserva Selezionata attuale (quella degli ufficiali specialistici di complemento). Viene invece introdotta una nuova architettura di riserve: Riserva Operativa di Mobilitazione, Riserva Volontaria Specialistica e Riserva Territoriale.
Perché conta
Questa è la prima grande riforma organica della Difesa italiana dalla riforma Di Paola del 2011 (governo Monti), ed è pensata per passare da una struttura post-Guerra Fredda a uno strumento militare più agile, integrato e pronto per operazioni multi-dominio e ibride.
- Questa riforma adegua le forze armate al nuovo contesto geopolitico, perseguendo maggiore efficienza del comando, migliore preparazione contro minacce ibride (cyber, disinformazione, sabotaggi) e rafforzamento della cultura della difesa nel Paese;
- È una logica conseguenza dell'aumento della spesa militare, dell'aumento degli effettivi e delle responsabilità per il Paese.
Adesso
- Il ddl dovrà essere approvato dal Consiglio dei Ministri e poi trasmesso al Parlamento per l’iter legislativo, l’obiettivo è l’approvazione entro fine 2026 o inizio 2027. Verranno definiti i regolamenti attuativi, soprattutto per il nuovo Centro ibrido e per le promozioni interforze;
- La riforma, se attuata pienamente, renderà le Forze Armate italiane più moderne, interoperabili e pronte per le sfide future, contribuendo al pilastro europeo della NATO proprio mentre gli USA riducono alcune presenze nel continente;
- Sul fronte "personale", nei prossimi mesi saranno definiti i decreti attuativi per le nuove tipologie di riserva (soprattutto la Volontaria Specialistica e la Operativa di Mobilitazione), che rappresenteranno la vera novità. L’aumento di 40.000 unità attive sarà un banco di prova: se riuscirà a colmare i vuoti organici attuali, l’Italia avrà uno strumento militare più robusto; altrimenti, la riforma rischierà di rimanere parziale proprio sul fronte della riserva strategica.