News & BusinessEconomia & Mercati
Eurozona, inflazione al 2,5% spinta dall’energia: la BCE stretta tra shock geopolitico e rischio recessione
Cosa è successo
L'Eurozona chiude marzo con un'inflazione al 2,5% — il balzo mensile più rapido dal 2022 — dovuta unicamente all'aumento dei prezzi dell'energia per la guerra in Iran.
- Secondo gli ultimi dati Eurostat l'energia è passata da un trend di -3,1% a +4,9% in un mese, dopo che l'Iran ha sigillato lo Stretto di Hormuz, mettendo a rischio un quinto delle esportazioni globali di petrolio e gas.
- Il Brent ha superato i 110 dollari al barile; il gas naturale europeo è salito di circa l'80% da inizio anno.
- Il segnale opposto arriva dalla componente core del paniere di beni: l'inflazione ex costi energetici scende al 2.3% e i servizi al 3.2% - entrambe in calo, a indicare che lo shock non si è ancora diffuso nell'economia reale.
Perché è importante
La BCE si trova in una posizione al dir poco scomoda che non ha equivalenti nella storia recente: lo shock inflazionistico si basa su un crollo dell'offerta ed è potenzialmente transitorio. La teoria macroeconomica suggerisce che in questi casi un aumento dei tassi non è immediato ma tutto dipende dalle aspettative di inflazione che sembra si stiano disancorando velocemente. Christine Lagarde ha già segnalato disponibilità a rialzare i tassi anche in caso di uno shock temporaneo, come nel 2022.
Il problema è che questa volta il contesto è diverso: crescita rivista al ribasso a 0,9% per il 2026, mercato del lavoro più debole, nessun eccesso di domanda post-pandemico da smaltire. Un rialzo preventivo in queste condizioni può trasformare uno shock energetico in recessione.
E adesso?
I mercati stanno già prezzando un 76% di probabilità di rialzo a giugno e un 36% per aprile. Se la BCE non agisce e le aspettative continuano a salire, il costo di rincorrere l'inflazione in seguito sarà più alto.
Cosa tenere d'occhio
- Breve termine (aprile): il meeting BCE del 30 aprile è il primo banco di prova; le dichiarazioni di Lagarde nelle prossime settimane saranno il segnale più affidabile sulla direzione.
- Medio termine (estate 2026): monitorare se il calo del core e dei servizi regge — è l'unica variabile che può giustificare un approccio "wait and see" senza perdere credibilità.
- Variabile geopolitica: un'escalation o una de-escalation nel conflitto Iran-USA-Israele può ribaltare lo scenario in poche settimane; l'Europa importa circa il 58% del suo LNG dagli USA, esponendola a una doppia dipendenza.