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Entro il 2070 uccelli (+24%) e farfalle (+40%) nel Regno Unito scompariranno

Cosa è successo
Lo studio pubblicato su Nature Communications (Cooke et al., UK Centre for Ecology & Hydrology / Natural History Museum London) mostra che, nel medio termine, le traiettorie socioeconomiche contano più del solo clima nel determinare la perdita di biodiversità. A parità di scenario climatico estremo (RCP8.5), il passaggio da uno sviluppo relativamente sostenibile (SSP2) a uno intensivo in combustibili fossili (SSP5) aumenta le specie di uccelli avviate all’estinzione da 25 a 31 (+24%) e le farfalle da 5 a 7 (+40%) entro il 2070.
Questo differenziale è superiore a quello prodotto dal solo peggioramento climatico (RCP4.5 vs RCP8.5 sotto SSP2). Al contrario, scenari con minore consumo di carne e maggiore forestazione (SSP1/SSP2) riducono significativamente il numero di specie a rischio.
Perché è importante
Il risultato chiave è che il rischio biodiversità non è determinato solo da variabili fisiche (temperatura, precipitazioni), ma da scelte di policy e modelli economici (uso del suolo, agricoltura, dieta).
- Questo rende il rischio “path-dependent”: due territori con la stessa esposizione climatica possono avere profili di rischio molto diversi in base alle decisioni politiche ed economiche;
- Per gli assicuratori, significa che i modelli di underwriting non possono più basarsi solo su scenari climatici (RCP), ma devono integrare scenari socioeconomici (SSP) per valutare correttamente esposizioni su agricoltura, ESG e responsabilità ambientale.
E adesso?
- Le implicazioni operative sono chiare: integrazione sistematica degli scenari SSP nei modelli di rischio, sviluppo di stress test che combinano variabili climatiche e di policy, e maggiore attenzione alle dinamiche di land-use nei portafogli esposti;
- A livello strategico, emerge anche un’opportunità: identificare e premiare traiettorie di sviluppo meno rischiose (es. agricoltura sostenibile, riforestazione) attraverso pricing e allocazione del capitale. Il punto chiave: il rischio biodiversità non è solo un problema di clima, ma di scelte e quindi, in parte, prevedibile e influenzabile.