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ENI ottiene il 40% di un giacimento in Venezuela e si farà pagare fino a 3,3 mld di crediti in barili di petrolio

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ENI ottiene il 40% di un giacimento in Venezuela e si farà pagare fino a 3,3 mld di crediti in barili di petrolio

Cosa è successo

ENI ha siglato un accordo programmatico con il Venezuela (PDVSA) per il rilancio del giacimento Junín-5 e l'espansione del campo gas Perla, puntando a estrarre petrolio per ripagarsi i debiti accumulati da Caracas. Sfruttando la licenza statunitense GL 50A, il gruppo trasforma una presenza passiva in un’operazione industriale protetta, finalizzata a convertire i crediti accumulati da Eni e Repsol verso PDVSA, stimati complessivamente intorno a 6 miliardi di dollari. L'accordo punta a sbloccare parte dei crediti accumulati da Eni e Repsol verso PDVSA. Eni, da sola, vantava crediti verso il Venezuela nell’ordine di 2,3-3,3 miliardi di dollari a fine 2025.

L'intesa su Junín-5 assegna a ENI il 40% di un giacimento che vanta riserve certificate per 35 miliardi di barili di petrolio extra-pesante. La produzione di gas del campo Perla passerà da 585 a 645 milioni di piedi cubi al giorno per soddisfare il mercato interno, condizione obbligatoria per sbloccare l'export nel 2031. In termini finanziari, il "recupero crediti" avviene tramite il meccanismo Oil-for-Debt: ENI preleva direttamente il greggio come forma di pagamento per i crediti mai riscossi a causa delle sanzioni. Con una produzione attuale di 64.000 barili equivalenti al giorno, ENI copre già il 35% del fabbisogno di gas venezuelano, garantendosi una leva negoziale fondamentale con il governo locale.

Perché è importante

ENI sta usando l'idrocarburo come "moneta" per ripulire un bilancio gravato da anni di insolvenze venezuelane.

  • Il vero vantaggio non è solo l'accesso alle riserve, ma la capacità di navigare i canali autorizzativi di Washington: la licenza OFAC trasforma un "credito deteriorato" in un asset energetico sicuro;
  • Per mitigare il rischio di espropri o instabilità politica, il gruppo adotta il modello delle navi-piattaforma galleggianti (FLNG): queste infrastrutture, essendo mobili e non interrate, permettono a ENI di "disconnettere" e spostare i propri investimenti via mare se la situazione a Caracas dovesse precipitare;
  • Ma questa manovra non risolverà la crisi energetica europea nel breve periodo; la redditività reale dipende dalla capacità di PDVSA di modernizzare la rete nazionale e dalla tenuta della finestra diplomatica tra Stati Uniti e Venezuela post-Maduro.

E adesso?

  • Orizzonte 2028: Termine ultimo per l'installazione delle nuove piattaforme offshore; senza questo potenziamento, il gas rimarrà vincolato al solo consumo domestico senza generare cassa;
  • Revisioni OFAC: I rinnovi della licenza GL 50A determineranno se ENI potrà continuare a imbarcare petrolio verso l'Italia o se dovrà nuovamente congelare il recupero dei crediti;
  • Modello "Plug-and-Play": L'eventuale invio di unità FLNG nel 2031 confermerà che ENI è pronta a rendere il Venezuela un hub export indipendente dalle fragili infrastrutture terrestri locali.

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