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Energia & assicurazioni: i Positive Energy Districts rivelano un rischio finanziario, non tecnico
Energia & assicurazioni: i Positive Energy Districts rivelano un rischio finanziario, non tecnico
Cosa è successo?
Il paper pubblicato su Energy Research & Social Science dimostra che la diffusione dei Positive Energy Districts (PED) in Europa non dipende dal potenziale rinnovabile, ma dalla capacità economica delle regioni. Le aree con PED hanno un PIL pro capite mediano di €40.000 contro €27.600 delle altre (+45%), con evidenza statistica robusta (p≤0.001), mentre non emergono differenze significative in termini di risorse solari, eoliche o biomassa. Inoltre, quasi il 50% dei PED si concentra in pochi paesi del Nord e Centro Europa (Norvegia, Finlandia, Svezia e Nord Italia), lasciando indietro gran parte del Sud ed Est Europa.
Perché è importante?
Per il settore assicurativo, questo risultato cambia la logica di valutazione del rischio nei progetti energetici. Il rischio non è primariamente tecnico (disponibilità di risorse), ma finanziario e istituzionale: capacità di accesso al capitale, qualità della governance locale e stabilità delle policy. Questo implica che modelli di underwriting basati su parametri climatici o tecnologici sono insufficienti per valutare la bancabilità dei progetti. Inoltre, la concentrazione geografica dei PED crea un doppio effetto: sovra-esposizione del capitale assicurativo nelle regioni già sviluppate e sotto-allocazione in mercati con alto potenziale ma percepiti come più rischiosi. Ne deriva un protection gap strutturale nel Sud Europa, dove il rischio è più alto non per limiti tecnici, ma per barriere finanziarie.
E adesso?
Per gli assicuratori, si apre un’opportunità strategica: sviluppare strumenti che riducano il rischio percepito nei mercati meno maturi. Questo include polizze di garanzia, political risk insurance, performance bond e soluzioni di blended finance per progetti rinnovabili. In parallelo, diventa cruciale segmentare i portafogli non per geografia climatica ma per capacità economico-istituzionale delle regioni. In prospettiva, chi riesce a colmare il gap tra potenziale tecnico e accesso al capitale potrà sbloccare nuovi mercati ad alta crescita; chi resta ancorato a modelli tradizionali rischia di concentrare esposizione in aree già sature e perdere opportunità nei contesti emergenti europei.
*Fonte+
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2214629626000745?via%3Dihub