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Emission gap e assicurabilità: perché il rischio climatico sta diventando strutturale
Cosa è successo?
Il Emissions Gap Report 2025 – Off target dell’United Nations Environment Programme fotografa un’accelerazione preoccupante del rischio climatico. Nel 2024 le emissioni globali di gas serra hanno raggiunto 57,7 GtCO₂e, in crescita del +2,3% YoY, il ritmo più rapido dai primi anni Duemila. Con le politiche attuali, il mondo è avviato verso un riscaldamento di circa 2,8°C, con un superamento “molto probabile” della soglia di 1,5°C già nel prossimo decennio. Anche se tutti gli impegni nazionali (NDC) venissero pienamente attuati, resterebbe nel 2030 un gap di 20 GtCO₂e rispetto a una traiettoria 1,5°C e di 12 GtCO₂e per i 2°C. Ogni ulteriore 0,1°C implica un aumento non lineare dei danni fisici: alluvioni, ondate di calore, siccità e incendi.
Perché è importante?
Per il settore assicurativo, il cambiamento climatico non è più un rischio “in transizione”, ma incorporato nelle aspettative di perdita. Frequenza e severità crescono simultaneamente su property, agricoltura, salute e business interruption, mentre la correlazione degli eventi mina le logiche di diversificazione. Il risultato è l’emergere accelerata di aree non assicurabili se premi, franchigie e strutture di copertura restano invariati.
E adesso?
La risposta del mercato è già visibile: repricing, ritiro selettivo da zone ad alto rischio e ridisegno dei prodotti. Parametriche, pool pubblico-privati e soluzioni di risk sharing diventano centrali. Senza questo cambio di architettura, il gap climatico rischia di tradursi direttamente in un gap di assicurabilità.
Fonte: https://wedocs.unep.org/rest/api/core/bitstreams/4830e1a8-14c0-44a5-a066-cdd2ba5b3e10/content