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Dopo l’attacco russo a Dnipro, l’Ue stanzia oggi i restanti 45 miliardi per l’Ucraina

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Dopo l’attacco russo a Dnipro, l’Ue stanzia oggi i restanti 45 miliardi per l’Ucraina

Cos’è successo

Dopo l’attacco russo "insensato e indiscriminato" su Dnipro, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato su X che oggi Bruxelles presenta la proposta per stanziare i restanti 45 miliardi di euro del prestito di sostegno all’Ucraina, destinati alle esigenze di difesa e al sostegno al bilancio per il 2027.

"Insieme ai nostri alleati, dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per esercitare pressione sull’aggressore", ha scritto von der Leyen, aggiungendo che rafforzare il sostegno a Kyiv sarà una delle sue priorità al vertice Ue-Canada di Montreal. L’Alta rappresentante Kaja Kallas ha commentato che l’attacco "rende abbondantemente chiaro che Mosca non è interessata alla pace".

Perché conta

  • I 45 miliardi di oggi sono la seconda metà di un prestito complessivo da 90 miliardi di euro, concordato dai leader Ue per coprire il fabbisogno finanziario dell’Ucraina nel biennio 2026-2027 (45 miliardi per ciascun anno). Un dettaglio strutturale non secondario: l’Ucraina rimborserà il prestito solo dopo aver ricevuto le riparazioni dalla Russia — un meccanismo che lega il recupero dei fondi Ue all’esito del conflitto stesso, non a un piano di restituzione ordinario;
  • Il percorso che ha portato a questo stanziamento non è stato lineare: a inizio ottobre la Commissione aveva già dovuto chiudere un contenzioso sul buco di bilancio 2026, inizialmente stimato da Kyiv in 27 miliardi di dollari (poi ridimensionato a 20 dall’Ue), prima di dichiarare le esigenze di quell’anno “pienamente coperte”. Il ministro delle Finanze ucraino Sergii Marchenko aveva già avvertito che il 2027 porterà un nuovo buco da 78 miliardi di dollari (32,6 miliardi sul bilancio, 45 sulle spese militari) — una cifra che la Commissione non ha ancora formalmente convalidato, ma che rende questi 45 miliardi tutt’altro che risolutivi da soli;
  • Lo strumento giuridico scelto per erogare questo prestito — la cooperazione rafforzata — è esso stesso un segnale politico: è stato necessario perché un accordo unanime sulla modifica del Quadro finanziario pluriennale non era praticabile, con la garanzia sul prestito che non coinvolge gli obblighi finanziari di Cechia, Ungheria e Slovacchia, i tre Paesi che hanno frenato sul fronte degli aiuti a Kyiv.

Adesso

  • La proposta di oggi dovrà seguire l’iter istituzionale previsto per il prestito-quadro, con il coinvolgimento del Consiglio Ue, prima di tradursi in erogazioni effettive — un processo che, come già visto per la prima tranche 2026, può richiedere settimane di negoziato tecnico anche dopo l’annuncio politico iniziale;
  • Si tratta solo dell’ultimo capitolo di un flusso di aiuti già consistente: dall’inizio del conflitto la Commissione ha erogato a più riprese miliardi di euro attraverso canali distinti — lo Strumento per l’Ucraina (fino a 50 miliardi in sovvenzioni e prestiti entro il 2027), l’assistenza macrofinanziaria (con tranche ripetute da 1,5 miliardi ciascuna), e un prestito separato del G7 da 45 miliardi, finanziato dai proventi straordinari dei beni russi congelati — un mosaico di strumenti che si sovrappone, senza sostituire, il nuovo prestito da 90 miliardi;
  • Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha ribadito che l’Ue “continuerà ad aumentare la pressione sulla Russia e a sostenere l’Ucraina finché non verrà raggiunta una pace giusta e duratura”, invitando “tutti i partner internazionali a fare lo stesso” — un appello che arriva proprio mentre il vertice di Montreal con il Canada mette il sostegno a Kyiv tra i temi centrali dell’agenda, a conferma di come il dossier ucraino resti ormai strutturalmente intrecciato con ogni altro impegno diplomatico europeo in corso.

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