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Dopo il crollo del caccia a 2, la Germania valuta un progetto a 4 con Londra o a 3 con Stoccolma

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Dopo il crollo del caccia a 2, la Germania valuta un progetto a 4 con Londra o a 3 con Stoccolma

Cos’è successo

Dopo il crollo del Future Combat Air System (FCAS) — il progetto di caccia di nuova generazione con Francia e Spagna, abbandonato a giugno da Merz e Macron dopo anni di scontri industriali tra Airbus Defence e Dassault — la Germania si trova davanti a una scelta strategica: aderire al Global Combat Air Programme (GCAP), già sviluppato da Regno Unito, Italia e Giappone, oppure avviare un nuovo progetto con Svezia e Spagna. La proposta di entrare nel GCAP è arrivata direttamente dal primo ministro britannico Andy Burnham, in visita a Berlino questo mese.

Le valutazioni interne del ministero della Difesa tedesco, secondo fonti citate da Politico, favoriscono l’opzione svedese, per requisiti militari più compatibili e maggiori opportunità per l’industria tedesca — mentre la Cancelleria vedrebbe vantaggi diplomatici nell’allinearsi con Londra, nel quadro del rafforzamento dei rapporti anglo-tedeschi dopo la Brexit (incluso un nuovo trattato di amicizia su sicurezza e difesa, e la cooperazione su missili a lungo raggio).

Perché conta

  • Il collasso del FCAS mostra concretamente quanto i contrasti industriali tra partner possano bloccare miliardi di fondi pubblici in ritardi e ambizioni abbandonate — un precedente che pesa su qualunque nuova scelta, qualunque essa sia;
  • Entrare nel GCAP comporterebbe per Berlino un ruolo limitato sulle tecnologie chiave e sulla produzione, dato che le responsabilità sono già ripartite tra i tre partner fondatori — un rischio che il ministero della Difesa tedesco considera concreto, a differenza di un progetto nuovo con Stoccolma dove la Germania potrebbe negoziare condizioni più favorevoli fin dall’inizio;
  • La scelta si inserisce in un obiettivo più ampio di autonomia dalla tecnologia militare americana: Berlino sta già pianificando una propria rete satellitare militare da circa 10 miliardi di euro, lavora con Londra su missili europei a lungo raggio capaci di colpire bersagli oltre i 2.000 chilometri, e punta a raggiungere il target NATO del 3,5% del PIL in spesa per la difesa entro il 2029 — sei anni prima della scadenza fissata dall’Alleanza al 2035. Ma più spesa non equivale automaticamente a più indipendenza: la Germania non può sviluppare da sola ogni sistema d’arma avanzato, quindi ha comunque bisogno di partner.

Adesso

  • Oggi il cancelliere Merz si recherà in Giappone, occasione per discutere direttamente con uno dei membri fondatori del GCAP un’eventuale adesione tedesca — il consenso di Tokyo sarebbe indispensabile per qualunque ingresso della Germania, e il Giappone tiene particolarmente alla scadenza del 2035, quando i suoi caccia F-2 inizieranno ad andare in pensione;
  • Durante la visita di Burnham, i due leader hanno già incaricato i rispettivi team della Difesa di esaminare formalmente l’ipotesi di partecipazione tedesca al GCAP — un primo passo procedurale prima di qualunque decisione politica definitiva;
  • Per Merz e il ministro della Difesa Boris Pistorius, la vera sfida resta la stessa indicata da Pistorius stesso al Parlamento a settembre: “tutti i Paesi vogliono sostenere le proprie industrie nazionali” ma al tempo stesso “tutti vogliono anche progetti europei comuni di armamento” — un dilemma che, nelle sue stesse parole, “non è affatto semplice da risolvere”.

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