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Demografia a saldo zero grazie all’immigrazione: equilibrio fragile
Cosa è successo
Nel 2025, per la prima volta in 12 anni, la popolazione italiana non è calata. Questo nonostante un eccesso di morti sulle nascite record (296.000) che è stato pareggiato precisamente da un flusso netto di 296.000 immigrati.
-I nati nel 2025 hanno raggiunto il minimo storico di 355.000: -3,9% rispetto al 2024.
-Il tasso di fecondità scende a 1,14 figli per donna. Nel Centro Italia tocca 1,07 e le madri partoriscono in media a 33 anni.
-A compensare il crollo delle nascite è soprattutto l’immigrazione. Nell'ultimo anno abbiamo visto un aumento di immigrazione soprattutto dall'Asia con gli immigrati da Bangladesh, India e Pakistan che crescono ciascuno di oltre il 20%, mentre i flussi dall'Europa e dall'America Latina calano.
- Il Sud perde su tutti i fronti: -3,1‰ di crescita demografica, 45.000 residenti ceduti al Nord per emigrazione interna nel 2025, con Campania e Sicilia in testa.
- Il nucleo familiare più comune in Italia non è più la coppia con figli ma i single che rappresentano il 37,1% dei nuclei, contro il 25,9% di vent'anni fa.
Perché è importante
Il "saldo zero" sembra una buona notizia, ma non lo è. È un equilibrio precario che maschera una traiettoria che va a peggiorare: con un'età mediana di 49,1 anni e un quarto della popolazione over 65, primo posto in Europa, le pressioni sulla previdenza, sul costo del lavoro e sul welfare aziendale non faranno che aumentare.
Due fenomeni meritano la nostra attenzione. Il primo è la ‘silver economy’: una fetta sempre più larga della domanda interna sarà generata da over 65 con redditi fissi, bisogni sanitari crescenti e abitudini di consumo specifiche, un mercato enorme e ancora largamente non presidiato. Il secondo è la ‘geografia del declino’. I giovani si concentrano nelle grandi città (sempre più giovani) mentre il Sud e le aree interne invecchiano più in fretta della media nazionale, e questo non è solo un problema sociale ma anche di finanza pubblica locale. Meno residenti in età lavorativa significa meno gettito fiscale per i Comuni, meno domanda di servizi privati e una spesa sociale pro-capite in aumento su bilanci già in tensione. Le regioni più colpite rischiano un circolo vizioso difficile da spezzare.
-L'immigrazione tiene in piedi i numeri, ma non risolve il problema qualitativo. I flussi in maggiore crescita provengono dal Bangladesh, dall'India e dal Pakistan: comunità che contribuiscono al tessuto produttivo, ma che non compensano del tutto la perdita di capitale umano qualificato che l'Italia continua a esportare verso il Nord Europa e il Nord America. L’Italia vede una situazione di immigrazione unilaterale verso questi altri Paesi perché non ha un mercato del lavoro in grado di competere con questi altri paesi e questo pesa sulla competitività nel lungo periodo.
E adesso?
- La Legge n. 74/2025 ha ristretto le regole per accedere alla cittadinanza per discendenza (iure sanguinis): questo porterà ad un nuovo rallentamento delle naturalizzazioni diminuendo il numero di italiani residenti all'estero;
- Il divario Nord-Sud si allarga: il Trentino-Alto Adige cresce a +4,2‰ con un Total Fertility Rate di 1,40, mentre Basilicata e Molise si avvicinano a soglie di spopolamento difficilmente reversibili. Questo implica un aumento di scarsità di manodopera che andrà a peggiorare il divario Nord-Sud.